Gasdotto, è il giorno del cantiere, ma l'area dei sondaggi resta deserta

Come annunciato in conferenza stampa a Bari, quella del 13 maggio è la data fissata per il varo delle prime attività di tipo archeologico e di bonifica

MELENDUGNO – Tre cronisti e tre esponenti del Comitato No Tap hanno atteso, invano, l’avvio del primo cantiere per il gasdotto Tap o, meglio, dei sondaggi archeologici e della bonifica di residui bellici per la multinazionale costituiscono l’adempimento al termine perentorio dell’autorizzazione unica ministeriale per l’inizio dei lavori, fissato al 16 maggio.  

Dopo la conferenza stampa di venerdì scorso, a Bari, era già chiaro che non ci sarebbero state operazioni invasive, ma alla fine non s’è mossa un foglia se non quelle dei giovani ulivi sul fondo dove solo l’erba ben tagliata nella fascia di asservimento, del nastro bianco e rosso, alcune tracce di spray e di puntelli conficcati nel terreno indicano un recente intervento dell’uomo.

Tap attraverso una nota stampa ha fatto sapere di aver consegnato formalmente l’area di cantiere alle ditte incaricate e che "le attività sono iniziate con la gradualità che caratterizza la fase di avvio di tutti i cantieri di lavoro". L’area in questione, che si trova a pochi metri dall’abbazia di San Niceta e distante qualche chilometro dal sito dove è previsto il terminale di ricezione, è potenzialmente molto interessante dal punto di vista delle testimonianze storiche che potrebbe restituire.

Il vero nodo della questione, oggi, è quello relativo all’effettivo adempimento delle indicazioni ricevute assieme al parere positivo associato alla valutazione di impatto ambientale. La Regione Puglia, che non si oppone al gasdotto in quanto tale, ma all’approdo a San Foca, ha fatto sapere per le vie formali al ministero dello Sviluppo Economico di nutrire seri dubbi sul fatto che attività di tipo archeologico o di bonifica possano essere interpretate come avvio vero e proprio del cantiere, per come inteso in tutti i verbali della commissione tecnica del ministero dell’Ambiente che segue la vicenda.

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Non è una questione meramente formale, perché secondo gli attivisti del comitato se si dimostrasse la decadenza dell’autorizzazione, allora verrebbero meno tutta una serie di esenzioni comunitarie, a beneficio di Tap, che metterebbero in discussione il finanziamento stesso dell’infrastruttura. 

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