Il Tar respinge la sospensiva e il Comitato No Tap attacca la Regione

Gli attivisti contestano all'avvocatura regionale di non aver usato, davanti ai giudici amministrativi del Lazio, l'argomentazione principale per dimostrare le necessità di applicare la direttiva "Seveso" al terminale di ricezione del gasdotto

Un incontro pubblico a Lecce sul gasdotto, promosso dalla Regione Puglia.

LECCE – Il Tar del Lazio respinge l’istanza cautelare della Regione e il Comitato No Tap scarica l’amministrazione pugliese: “Probabilmente qualcuno ha pensato di portare avanti una battaglia di facciata e credeva che i comitati non se sarebbero accorti”, si legge in una nota degli attivisti che si oppongono alla realizzazione del gasdotto con approdo nella marina di San Foca.

Questa mattina è stata resa nota l’ordinanza con la quale i giudici amministrativi della Terza sezione hanno respinto l’istanza cautelare per la sospensione della delibera del ministero dell’Ambiente che considerava superata la prescrizione numero 13 contenuta nel decreto di compatibilità ambientale, relativa all'applicabilità della direttiva Seveso – quella sul rischio di incidenti rilevanti – al terminale di ricezione (Prt) del gasdotto che dovrebbe sorgere in agro di Melendugno.

Al tribunale amministrativo è parso infatti controverso quanto sostenuto dalla Regione e cioè che il Prt rientri nella categoria di “stabilimento” alla quale si applica la Seveso e comunque, hanno precisato i giudici, non ricorre il presupposto del rischio di pregiudizio irreparabile posto che la questione è ancora aperta, trovandosi nella fase del tentativo di conciliazione presso la Presidenza del Consiglio. Ma, secondo il Comitato No Tap, l’avvocatura regionale avrebbe omesso di far rilevare l’argomentazione più importante, cioè la propria competenza esclusiva in materia di disciplina sugli incidenti connessi all’utilizzo di particolari sostanze.

I rapporti tra gli attivisti contro la realizzazione del gasdotto e il governo regionale sono ora ai minimi termini e il fatto non sorprende più di tanto: proprio a margine dell’ultima delle riunioni presso la Presidenza del Consiglio, quella del 2 marzo, era trapelata una certa sorpresa da parte del sindaco di Melendugno nel constatare un atteggiamento più blando da parte dei rappresentanti della Regione Puglia, che pure ha espresso ufficialmente il suo parere contrario, ma non vincolante, nella fase di autorizzazione di sua competenza.

La reazione al pronunciamento di oggi è a diro poco caustica: "Prendiamo atto di come la 'povera' avvocatessa Maria Liberti,lasciata sola,abbia dovuto lottare contro gli avvocati Fabio Cintioli, Luca Alberto Clarizio, Marco Lancieri e Francesco Cantobelli. Considerando che almeno due degli avvocati di Tap sono abituali consulenti legali della Regione Puglia, ci chiediamo se non sia il caso che l'avvocatura della Regione avvii una richiesta di consulenza a gli studi che difendono Tap. In caso di rifiuto,per chiari motivi deontologici,i legali che assistono gratis il Comitato No Tap sono a disposizione per dare delucidazioni sull'iter in corso. Gli attivisti tengono comunque a ricordare che sono ben 8 le azioni legali intraprese sul fronte della giustizia amministrativa".

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Alla luce dell'ordinanza odierna, il prossimo incontro presso la Presidenza del Consiglio, potrebbe segnare un punto di svolta: sono ampiamente note le convinzioni del governo, favorevole alla realizzazione del gasdotto, e i margini per una soluzione che ne sposti il punto di approdo sono oramai veramente ridotte al lumicino. L'unica vera, disponibilità a valutare il progetto, è quella venuta dall'amministrazione di San Pietro Vernotico, in provincia di Brindisi.

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