Cronaca

Gestione illecita di rifiuti: indagati responsabili di Ecosudmetalli e Gialplast

L'accusa mossa dal pubblico ministero Paola Guglielmi ai responsabili delle due aziende salentine di Ruffano e Melissano. Si tratta di due inchieste diverse che nelle scorse ore sono giunte alle battute finali. Il titolare di un'altra ditta risponde di ricettazione

LECCE - Gestione illecita di rifiuti: è questa l'accusa mossa dal pubblico ministero Paola Guglielmi ai responsabili di due aziende salentine, la “Ecosudmetalli srl” di Ruffano, e la “Gialplast srl” di Melissano.  Si tratta di due inchieste diverse che nelle scorse ore sono giunte alle battute finali.

La più recente, partita lo scorso anno, vede indagati la legale rappresentante di  “Ecosudmetalli srl” di Ruffano Filomena Jenny Orlando, di 33 anni, Antonio Orlando, di 61, e Luca Orlando, di 28, ritenuti soci e amministratori di fatto della società, tutti residenti a Ruffano. Stando agli accertamenti della Procura, nell'impianto “per il recupero di rifiuti non pericolosi ovvero metalli tramite messa in riserva” con iscrizione nel Registro provinciale utilizzatori rifiuti, sarebbero state effettuate operazioni che richiedevano l'autorizzazione obbligatoria. Tra le altre violazioni elencate dal magistrato, inoltre, alcuni rifiuti pericolosi, come cavi elettrici ed estintori in polvere, sarebbero stati catalogati con un codice errato per ovviare all'assenza di permessi.

Risponde invece di ricettazione, nell'ambito dello stesso procedimento, Luigi Pietro Cocola, 60 anni, di Casarano, il legale rappresentante della ditta “Cocola Impianti srl”, perché avrebbe ceduto, nel novembre del 2013, alla “Ecosudmetalli srl” al costo di 2mila e 625 euro per lo smaltimento di 10 tonnellate e mezzo di cavi di proprietà dell'Enel.

Le indagini sulla “Gialplast srl” puntano il dito contro il legale rappresentante Martino Lacatena, 51 anni di Melissano, accusato di aver gestito due impianti, uno di recupero e smaltimento di rifiuti urbani e un altro destinato a centro di raccolta di rifiuti solidi urbani nei quali si eseguivano operazioni relative ad ingenti quantitativi di rifiuti anche pericolosi (oltre 11 tonnellate nel primo impianto e circa 2 nel secondo). Tutto questo sarebbe avvenuto in barba alla normativa che impone l'utilizzo di specifici macchinari  per recuperare le sostanze organiche non utilizzate come solventi.

Il centro di raccolta, inoltre, sarebbe risultato privo dell’autorizzazione della Provincia di Lecce necessaria poiché raccoglie rifiuti provenienti da sedici comuni. Queste alcune delle anomalie riscontrate dalla Procura nel dicembre 2013.

Adesso, però, gli indagati (assistiti dagli avvocati Giuseppe Bonsegna, Francesco Accoto e Alfredo Cacciapaglia) hanno venti giorni di tempo per presentare richieste o memorie, chiedere al pubblico ministero Paola Guglielmi il compimento di atti d’indagine o di essere interrogati. Scaduti i termini, il pm deciderà se chiedere il processo.

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