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Giovedì, 19 Maggio 2022
La vicenda di contrada Morrone / Galatone

Gestione irregolare dei rifiuti e cattivi odori, parte il processo per impianto di Galatone

Si è svolta la prima udienza del procedimento a carico della Cave Marra Ecologica nell'inchiesta partita dopo gli esposti di residenti e associazioni. Nel 2019 sopralluoghi e sequestro disposto dalla procura. La difesa ha presentato richiesta di oblazione

GALATONE - A distanza di quasi tre anni dai provvedimenti di sequestro preventivo e dagli esposti dei residenti, comitati civici e delle associazioni ambientaliste che hanno dato l’input all’inchiesta della procura, si è svolta nella giornata di ieri la prima udienza del procedimento  penale contro gli amministratori della società Cave Marra Ecologia srl, gestore del servizio di raccolta dei rifiuti per i comuni di Galatone e Seclì.

In sede di giudizio la società è chiamata a difendersi dalle ipotesi di reato, mosse dalla procura, di  gettito pericoloso di cose e attività di gestione dei rifiuti non autorizzata, come evidenziato dai riscontri, all’interno dell’impianto di contrada Morrone, emersi dai sopralluoghi, effettuati tra giugno e settembre del 2019, cui hanno preso parte, oltre alla polizia provinciale, anche i tecnici comunali di Galatone e  il personale di Arpa e Asl territoriale.

Dopo l’avvio degli accertanti, su disposizione del sostituto procuratore Alessandro Prontera era scaturito anche il provvedimento di sequestro preventivo eseguito dalla stessa polizia provinciale.

Situazione che aveva portato negli anni alle continue segnalazioni dei residenti della zona e delle associazioni di Italia Nostra, Galatone Bene Comune e il Comitato “Spina Morrone” di Galatone. In particolare si contestava la cattiva gestione dell’impianto di stoccaggio dei rifiuti alla periferia della cittadina galatea che aveva determinato l’emissione di esalazioni e prefigurato un pregiudizio della integrità ambientale della zona, con balle di rifiuti lasciate esposte alle intemperie e agli agenti atmosferici, mancanza di codici identificativi per i rifiuti e stoccaggio dei rifiuti in modo difforme a quanto autorizzato dalla Provincia di Lecce nel 2015.  

Dopo il rinvio a giudizio dell’amministratore della società  sui è ora aperto il processo.  All’udienza erano presenti i rappresentanti delle associazioni Italia Nostra, Galatone Bene Comune e Comitato Spina Morrone, che si sono costituite (o sono in procinto di costituirsi) parte lesa, così come riconosciuto nel decreto di citazione, con gli avvocati Donato Saracino e Francesco Calabro, insieme ad alcuni privati e alla Provincia di Lecce. Non si è costituto il Comune di Galatone.

La difesa ha già presentato al giudice Valeria Fedele una richiesta di oblazione (un rito alternativo al giudizio penale mediante il quale, con il pagamento di un’ammenda prestabilita, si estingue un particolare reato contravvenzionale), una sorta di depenalizzazione negoziata, contro cui i legali delle associazioni hanno preannunciato l’opposizione in virtù “della gravità e recidività dei reati”.     

Il processo è stato ora aggiornato alla prossima udienza del 14 aprile quando saranno esaminate le richieste di oblazione e di costituzione di parte civile.

“Questo procedimento, a prescindere dalla sua evoluzione, dalla sua durata e conclusione” commentano in una nota congiunta i referenti di Italia Nostra, Galatone Bene Comune e Comitato Spina Morrone, “costituisce l’epilogo di una lunga vertenza affrontata dai residenti della zona e dalle associazioni in difesa dell’ambiente e della salute collettiva. Esse ritengono che il rinvio a giudizio confermi e rafforzi quanto sostengono da tempo, cioè l’intrinseca incompatibilità ambientale del sito produttivo in un contesto caratterizzato da vocazioni residenziali e soggetto a vincoli archeologici e paesaggistici. Le associazioni seguiranno attivamente il processo che apre finalmente uno squarcio su una delle diverse attività di gestione dei rifiuti nel Salento che da decenni risulterebbe inefficiente e costellata irregolarità e zone d’ombra”.

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