Gial Plast, via libera al controllo giudiziario. I lavoratori sospesi o licenziati verso il reintegro

L'Ufficio Misure di Prevenzione ha accolto la richiesta dei legali dell'azienda colpita da un provvedimento di interdizione nel mese di marzo. Recuperata la piena agibilità nel settore degli appalti pubblici

LECCE – Sotto la guida di un amministratore giudiziario, la Gial Plast potrà riprendere la sua regolare partecipazione nel settore degli appalti pubblici. L’Ufficio Misure di Prevenzione del Tribunale di Lecce, nonostante la posizione contraria della prefettura, ha infatti accolto l’istanza di ammissione all’istituto previsto dall’ordinamento, sospendendo gli effetti della misura interdittiva disposta dalla prefettura di Lecce a marzo per il rischio di contiguità con la criminalità organizzata.

La richiesta di controllo giudiziario è stata avanzata dai legali della società con sede a Taviano, Pietro e Luigi Quinto e Giuseppe e Michele Bonsegna. Vale la pena ricordare che, una volta ricevuto il provvedimento prefettizio, l’azienda aveva sospeso dal servizio i dipendenti coinvolti in precedenti penali, mentre alcuni Comuni della provincia di Lecce optavano per il passaggio ad altro operatore dell’appalto per la raccolta dei rifiuti.

I giudici della seconda sezione penale hanno esaminato gli elementi che avevano portato all’emissione dell’interdittiva: per quanto concerne il procedimento in corso a carico di uno degli amministratori e socio di minoranza, per l’affidamento del servizio di igiene urbana a Cellino San Marco, risalente a fatti del 2011, è stato precisato che se anche fosse accertata una condotta illecita, sarebbe dimostrata solo l’occasionalità dei contatti tra l’azienda e le criminalità. Circostanza che non esclude, comunque, il ricorso all’istituto del controllo giudiziario.

Sul versante dei dipendenti ritenuti “controindicati”, è prevalso il convincimento che si tratti di una platea irrilevante rispetto al totale, circa il 7 percento. Inoltre, è stato sottolineato dai giudici, quasi tutti i soggetti ritenuti in odor di criminalità sono stati assunti in virtù della clausola sociale che impone, all’azienda che subentra in un appalto, il mantenimento dell’organico già presente. Insomma, dal Tribunale è arrivata una buona notizia per i circa 30 lavoratori che avevano subito le conseguenze dell'interdittiva: per quasi tutti si profila il reintegro appena possibile, mentre per le posizioni più delicate, poche, per le quali era scattato il licenziamento, si profila la possibilità di una conciliazione prima di arrivare a sentenza davanti al giudice del lavoro.

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“La misura concessa - hanno dichiarato Luigi Quinto e Michele Bonsegna – fa corretta applicazione di un istituto pensato dall’ordinamento per contemperare l’interesse privato dell’impresa, quello sociale alla salvaguardia dei livelli occupazionali e quello pubblico alla prevenzione rispetto a situazioni che possano essere anche solo sospette di intrecci tra criminalità organizzata e il tessuto economico locale”.

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