Lunedì, 27 Settembre 2021
Cronaca Ugento

Giallo Basile: lettere e volantini contro il parroco

Due lettere e volantini sono stati recapitati questa mattina al parroco di Ugento Stefano Rocca. Una con la fotografia che ritraeva Don Camillo e Peppone, la seconda con scritto: "Non fare il sindaco"

Ancora tensioni ad Ugento a quasi due mesi dall'omicidio del consigliere provinciale dell'Italia dei Valori, Peppino Basile. Nei giorni scorsi, due lettere intimidatorie sono state recapitate all'indirizzo di don Stefano Rocca, da sempre in avanscoperta per scardinare il silenzio che aleggia sull'efferato delitto. All'interno di una busta era contenuta una fotografia, che ritraeva Don Camillo e Peppone, i due celebri personaggi del film che racconta la storia in cui il sindaco Peppone si presenta candidato nelle liste del Fronte Popolare (la sinistra unita) per le elezioni del 1953 e gli occorre la licenza di quinta elementare. Va a scuola da don Camillo ma viene eletto quando preferisce restare il paese.

Nell'altra una vera e propria minaccia nei confronti del parroco. Poche parole scritte con il computer: "Smettila di fare il protagonista, smettila di fare il sindaco ombra". Questo il contenuto della missiva. Al momento don Stefano non avrebbe intenzione di sporgere denuncia. E sempre nel pomeriggio nuovo atto intimidatorio che non è andato a buon fine: da quanto ci ha raccontato lo stesso parroco, nelle vicinanze della parrocchia "San Giovanni Bosco", una signora all'interno di un garage abbandonato avrebbe ritrovato una cinquantina di volantini in cui ignoti avrebbero scritto: "Don Stefano, consa ombrelli, ca è meiu" con lo sfondo della Madonna.


La signora avrebbe sentito il rumore dei fogli che cadevano, ma non avrebbe fatto in tempo a notare ombre di persone. Il parroco Stefano Rocca, nel giorno della visita del prefetto Mario Tafaro ad Ugento aveva invitato la cittadinanza a non trincerarsi nel silenzio, a parlare e denunciare qualsiasi episodio che potrebbe aiutare gli investigatori per fare luce sull'omicidio di Peppino Basile. Raggiunto telefonicamente il prete ha invitato "a non avere paura, ad esporsi per amore della verità" e sulle due lettere fattegli recapitare ha così commentato: "Sono atti vili di chi si nasconde dietro l'anonimato e che non ha il coraggio di firmarsi, ma noi continuiamo a confidare fiducia nell'operato della magistratura".

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