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Giallo Martucci, caso in commissione parlamentare. Cerchio si stringe su sospettato

I familiari hanno deciso di portare il caso all’attenzione delle massime istituzioni mentre in procura è già riaperto un nuovo fascicolo per omicidio. La criminologa Martina: “Abbiamo indicato nome del responsabile e luogo dove cercare il corpo”

UGENTO - La verità sulla scomparsa di Roberta Martucci, la giovane 28enne ugentina svanita nel nulla in circostanze misteriose la sera del 20 agosto del 1999 tra Torre San Giovanni e Gallipoli, potrebbe finalmente venire a galla. Il caso già da un paio d’anni ormai, dopo alcune rivelazioni ed elementi nuovi portati al vaglio della procura, si può dire riaperto e il cerchio si fa sempre più stringente intorno ad un uomo che risulta il principale sospettato e che avrebbe avuto un ruolo determinante nella vicenda.

Si attendono ancora atti ufficiali. Ma a breve altre novità potrebbero emergere dopo la decisione intrapresa dalla famiglia della ragazza di portare il caso all'attenzione della commissione parlamentare competente. Una mossa che potrebbe fornire una spallata definitiva ed un ritorno in auge di uno dei “cold case” più raccapriccianti  e misteriosi del Salento.

La procura leccese ha già riaperto un nuovo fascicolo d’indagine e stavolta si indaga non solo per la scomparsa, ma per l’ipotesi di omicidio. Un caso che sembrava purtroppo destinato a finire tra le polveri degli archivi giudiziari, senza aver mai fornito, in tutti questi anni, un perché e una spiegazione definitiva sulla fine di Roberta. Ma anche grazie al lavoro di indagine della giovane criminologa investigativa Isabel Martina, il caso è stato riaperto già dal 2016, dopo oltre vent’anni anni di silenzi, depistaggi e omertà.

Cerchio si stringe su un sospettato 

E dal 2018 in procura sono già stati forniti elementi, riscontri e anche nome e cognome del presunto responsabile che non avrebbe solo determinato la scomparsa della giovane 28enne, ma che secondo la tesi delle criminologhe Roberta Bruzzone e della salentina, Isabel Martina, e del legale Fabrizio Ferilli, avrebbe ucciso e occultato il corpo della ragazza. Al vaglio, oltre a diversi elementi, anche un fax inviato da Bari nel 2007 all’attenzione della procura e della madre Concetta con il quale i destinatari venivano “informati” della circostanza che Roberta non era più in vita e che per conoscere la verità bisognava chiedere informazioni dettagliate alle sue amiche.

Secondo i familiari è emerso invece chiaramente che chi è stato “l’autore di quella comunicazione è anche il responsabile della scomparsa e dell’uccisione di Roberta. E quella comunicazione altro non era che uno degli ennesimi depistaggi messi in atto in questa vicenda che secondo l’equipe difensiva sono stati architettati dal vero responsabile che “per paura di essere scoperto” ha cercato, in ogni occasione, in cui si intravedeva una svolta o una ipotesi di riapertura del caso, di intralciare le indagini e far spostare l’attenzione verso altri soggetti.

La criminologa: "Indicato nome e luogo dove si trova il corpo"

“Attendiamo ormai solo il’iscrizione nel registro degli indagati di una persona che fa parte della cerchia dei familiari” spiega la criminologa Martina, “del resto per noi non ci sono dubbi. Roberta non si è allontanata volontariamente, ma è stata uccisa e il suo corpo occultato in un luogo che noi abbiamo indicato e che la procura sa bene dove trovare”. Quello di Isabel Martina è stato un lavoro certosino, durato due anni e mezzo. 

“Abbiamo depositato in procura un’istanza di 20 pagine” rammenta la criminologa, “in cui è stato tracciato un profilo ben preciso e circostanziato di quello che per noi è l’assassino di Roberta e che tra l’altro in tutti questi anni ha cercato di depistare le indagini per allontanare i sospetti da sé. Siamo felici che i riscontri presentati stiano per essere accolti dai magistrati. Anche se sono passati molti anni siamo fermamente decisi a riscrivere la verità sulla scomparsa di Roberta. Non la riporteremo in vita, ma almeno potremo restituire un minimo di pace alla sua famiglia”. 

Il caso di Roberta Martucci tornerà alla ribalta nazionale anche il 6 e 7 marzo prossimi, nel corso del convegno organizzato dall’associazione “A pista fredda”.  A causa dell’emergenza covid l’incontro si volgerà in modalità virtuale e trasmesso sulla piattaforma Enpab e i mille posti disponibili sono già esauriti.

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