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Giocate a carte e sigarette con minori in cambio di sesso, l’anziano ne parlerà col giudice

Antonio Scala, il 70enne di Taviano accusato di aver adescato nel suo casolare ragazzini ha ottenuto di essere giudicato in abbreviato e di essere interrogato dal giudice. Il processo inizierà il 27 gennaio

TAVIANO - Sarà giudicato in abbreviato Antonio Scala, il  70enne di Taviano accusato di aver adescato nel suo casolare ragazzini di 11 e 12 anni, e di averli indotti a rapporti sessuali o a inviargli foto delle loro zone intime.

Il processo si aprirà il 27 gennaio con il suo interrogatorio da parte del giudice Giovanni Gallo che oggi, all’esito dell’udienza preliminare, ha accolto sia le istanze formulate dall’avvocato difensore Carlo Portaccio che la costituzione delle parti civili.

Furono cinque le vittime, individuate attraverso le indagini condotte dal pubblico ministero Stefania Mininni (titolare del fascicolo), che l’uomo avrebbe adescato ricorrendo ad abili espedienti come quello di offrire uno spazio in cui giocare a carte, mangiare pizze e patatine e fumare sigarette, o con la promessa di far conoscere coetanee.

Dopo l’arresto, eseguito lo scorso febbraio su ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Giulia Proto, Scala si avvalse della facoltà di non rispondere, ma stavolta ha deciso di rispondere dal banco degli imputati sugli episodi di cui è ritenuto responsabile, avvenuti dal gennaio del 2018 al mese di aprile 2019.

Ad essere eloquenti finora sono stati i messaggi e le foto trovate dagli investigatori sia nel suo telefonino che in quello di alcuni minorenni che, dopo iniziali reticenze, messi davanti al materiale informatico, raccontarono delle condotte avute "dall'amico" più grande.

 “L’analisi degli apparecchi telefonici consentiva di constatare che all’interno del casolare nella disponibilità di Scala, certamente avvenivano frequenti incontri con ragazzi minori degli anni 18, e che Scala aveva certamente approcci di tipo sessuale con alcuni di loro. In particolare veniva accertata l’esistenza di un gruppo whatsapp, i cui partecipanti erano una moltitudine di ragazzi orientati a darsi continui appuntamenti presso il casolare”, si legge in un passaggio dell’ordinanza .

Scala non è nuovo alle aule di giustizia: nel 1984, fu condannato, con sentenza definitiva, a quattro anni e sei mesi per la tentata estorsione compiuta ai danni dei genitori di Mauro Romano, il bambino di sei anni rapito nei pressi della casa dei nonni a Racale, il 21 giugno del 1977, ai quali chiese telefonicamente la consegna di 30 milioni delle vecchie lire per riavere vivo il proprio figlio.

Proprio nei mesi scorsi, in seguito alla riapertura del caso sulla scomparsa, gli inquirenti hanno svolto ulteriori accertamenti sul suo conto. Ma al momento l’inchiesta sarebbe riuscita a individuare solo il presunto sequestratore, l’ex barbiere, amico della famiglia Romano, al quale nei giorni scorsi è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini.

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