Giocate a carte e sigarette in cambio di sesso con minori: chiuse le indagini su “nonnu Ntony”

L’avviso è stato notificato ad Antonio Scala, 69enne di Taviano, arrestato lo scorso febbraio. E’ accusato di aver approfittato sessualmente di minorenni adescandoli nel suo casolare

TAVIANO - Si avvia verso il processo l’inchiesta sugli abusi che sarebbero avvenuti in un casolare ai danni di minorenni, ora che l’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato all’uomo ritenuto il responsabile di tanto orrore, Antonio Scala, 69enne di Taviano.

Nell’atto, firmato dal pubblico ministero Stefania Mininni (titolare del fascicolo), non cambiano le accuse contenute nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa lo scorso febbraio dal gip Giulia Proto: quella di aver adescato ragazzini, di 11 e 12 anni, e di averli indotti a rapporti sessuali o a inviargli foto delle loro zone intime.

Restano le stesse anche le vittime, cinque in tutto - rispetto alle quali erano già stati raccolti gravi indizi di colpevolezza - che l’anziano avrebbe adescato con abili espedienti come quello di far leva sul sentimento di aggregazione insito negli adolescenti, offrendo uno spazio in cui giocare a carte, mangiare pizze e patatine e fumare sigarette.

Dopo l’arresto, l’indagato (assistito dall’avvocato Carlo Portaccio) si avvalse della facoltà di non rispondere, ma a dirla lunga furono i messaggi e le foto trovate dagli investigatori sia nel suo telefonino che in quello di alcuni minorenni che, dopo iniziali reticenze, messi alle strette proprio dinanzi al materiale informatico, raccontarono delle condotte avute dall’anziano.

In particolare, nel cellulare di uno dei ragazzini, dove Scala era stato registrato come “nonnu Ntony”, sarebbero stati individuati sms dai contenuti di natura sessuale.

“L’analisi degli apparecchi telefonici consentiva di constatare che all’interno del casolare nella disponibilità di Scala, certamente avvenivano frequenti incontri con ragazzi minori degli anni 18, e che Scala aveva certamente approcci di tipo sessuale con alcuni di loro. In particolare veniva accertata l’esistenza di un gruppo whatsapp, i cui partecipanti erano una moltitudine di ragazzi orientati a darsi continui appuntamenti presso il casolare”, si legge in un passaggio dell’ordinanza.

Ma non finisce qui. Nel pieno delle indagini, Scala è finito in un’altra inchiesta, quella sulla scomparsa del piccolo Mauro Romano, rapito quando aveva soli sei anni nei pressi della casa dei nonni a Racale, il 21 giugno del 1977.

Nel 1984, l’uomo fu condannato, con sentenza definitiva, a quattro anni e sei mesi per la tentata estorsione compiuta ai danni dei genitori del bambino ai quali aveva richiesto telefonicamente la consegna di 30 milioni delle vecchie lire per riavere vivo il proprio figlio.“

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Ma adesso le accuse ipotizzate nei suoi riguardi sono molto più gravi e sono di omicidio volontario e occultamento di cadavere aggravati dalla minore età della vittima.

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