Gioele Greco sceglie di collaborare con la giustizia. La famiglia prende le distanze

C'è un nome nuovo che sbuca all'improvviso dal silenzio della rovente estate salentina frantumando la cortina del segreto istruttorio. È il nome dell'ultimo collaboratore di giustizia che potrebbe svelare i retroscena della recente storia criminale leccese. Il nome di Gioele Greco si aggiunge alla lista dei "pentiti"

LECCE – C’è un nome nuovo che sbuca all’improvviso dal silenzio della rovente estate salentina frantumando la cortina del segreto istruttorio. È il nome dell’ultimo collaboratore di giustizia che potrebbe svelare i retroscena della recente storia criminale leccese. Il nome di Gioele Greco si aggiunge alla lista dei “pentiti” e potrebbe rivelare, o aver rivelato, molti fatti recenti e passati della criminalità organizzata locale.

Trame insanguinate e velenose di affari illeciti, alleanze e lotte per la conquista del territorio e dei traffici. La collaborazione di Greco potrebbe svelare scenari che gli inquirenti dovranno ora verificare. Una scelta, quella del 37enne leccese, già annunciata con una missiva alla famiglia, in particolare alla zia di Greco, che nel pomeriggio ha ricevuto una lettera in cui l'uomo annunciava di aver intrapreso la via della collaborazione e di aver già reso numerose dichiarazioni che nei prossimi giorni potrebbero diventare pubbliche. 

Una scelta che ha sconvolto e colpito profondamente la donna e la famiglia, che ha subito preso le distanze dal neo “pentito” e si è totalmente dissociata dalla scelta adottata. Per i suoi familiari il nome di Gioele è ormai un nome da cancellare. Il legale di Greco, l’avvocato Benedetto Scippa, contattato telefonicamente, ha già annunciato che rimetterà ogni mandato che riguarda il 37enne.

Nome in ascesa nel panorama criminale leccese, Greco compare nelle più importanti operazioni condotte negli ultimi anni dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce. Nove anni la condanna invocata per lui nella cosiddetta operazione "Network", unione di due filoni di indagine condotte dai carabinieri del Ros e dalla Squadra mobile. Denominata “Alta marea” la prima, condotta dal mese di agosto del 2012, fino  a maggio 2013, e “Terra d’Acaia”, da aprile 2010 al mese di settembre del 2011, la seconda, le due attività sono confluite in un’unica operazione. Una “rete” che non si riferisce esclusivamente alla collaborazione fra forze dell’ordine, bensì a quella sorta di holding criminale creata dagli indagati, appartenenti in alcuni casi a vari gruppi mafiosi della frangia leccese della Sacra corona unita.

Gioele Greco-2-3-2-2Greco è uno dei nomi di spicco dell’operazione denominata “Eclissi”, condotta dalla squadra mobile di Lecce nel novembre del 2014, e che ha tracciato crolli e rinascite della Scu leccese. In particolare le strategie criminali dei clan che per decenni hanno governato su capoluogo e dintorni. I fratelli Nisi e poi i “Vernel”. Nelle carte dell’inchiesta il 37enne viene tratteggiato come uno dei luogotenenti del presunto boss Roberto Nisi. Dopo il suo arresto, avvenuto nel maggio 2012, si sarebbe aperta una scissione tra due gruppi: da una parte Davide Vadacca, dall’altro Gioele Greco e Daniele De Matteis. I contrasti, secondo gli investigatori, avrebbero avuto origine nel traffico di cocaina.

Nel gennaio del 2013 Greco era rimasto ferito in un agguato avvenuto in una stazione di servizio alla periferia di Cavallino. Per quell’episodio Ciro Vacca, pluripregiudicato 60enne di Cavallino, arrestato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce, è stato condannato in abbreviato a sei anni.

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Ora Greco sembra voler chiudere i conti col passato e provocare, attraverso pagine di verbali raccolti dalla Dda, un nuovo scossone e nuove inchieste giudiziarie. Negli ultimi tempi il 37enne è stato recluso a Torino, ma potrebbe già aver lasciato il carcere piemontese per una località protetta.

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