Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

La violenza non è mai amore. E gli altri non possono stare a guardare

Una riflessione in occasione della giornata contro la violenza sulle donne. Nel 2013 più casi dell'anno precedente, segnale che la sensibilizzazione e le leggi non bastano ad arginare il fenomeno: la sanzione sociale può essere un deterrente efficace

@TM News/Infophoto

LECCE – Ad un mese dalla fine dell’anno sono aumentate le donne vittime di femminicidio rispetto al 2013. L’incessante opera di sensibilizzazione avviata nell’ultimo decennio e l’evoluzione dal punto di vista legislativo non bastano, con tutta evidenza, ad arginare un fenomeno che ha radici ataviche.

Sono le cosiddette convenzioni sociali, infatti, a far sì che una buona parte dei casi di violenza non vengano a galla. Se da una parte, infatti, la remissività di chi subisce maltrattamenti e intimidazioni può essere spiegabile con la paura, nessun motivo plausibile lava la coscienza di chi sa, ma non agisce. Perché questo è quello che accade troppo spesso.

La mentalità maschilista di cui è intrisa la società italiana, e soprattutto, ma non solo, quella del Mezzogiorno, affonda le sue radici nei secoli dei secoli e non conosce differenze di latitudine, salvo rare eccezioni, ed è così pervicace e resistente che appare quasi come invincibile.

Ma se si potessero isolare i focolai della violenza allora si potrebbe agire in maniera più incisiva. Perché se è vero che la violenza si consuma tra quattro mura, non si può negare che gli effetti di quella follia sono spesso sotto gli occhi del mondo, eppure non ce ne accorgiamo.

La vittima di violenza, tanto più nei contesti chiusi e provinciali, ha due volte paura: la prima in relazione alle ritorsioni del suo carnefice – marito, compagno, padre che sia -, la seconda rispetto alla presunta reazione di famiglie, amici e conoscenti. Paradossalmente, la sanzione sociale che dovrebbe essere un disincentivo per l’aggressore diventa un deterrente per l’aggredita.

Ma non si farebbe un discorso intellettualmente onesto se non si accennasse, come spunto di discussione, ad un altro aspetto particolarmente delicato e che chiama in causa innanzitutto le donne: l’idea pericolosa che, in amore, la violenza possa essere addirittura tollerabile in quanto manifestazione di un legame profondo, seppur perverso. E’ spesso questa indulgenza, infatti, a rendere irreversibile il vortice degenerativo della violenza.

Le relazioni umane non possono essere spiegate con un semplice nesso di causa-effetto, e la complessità dei fattori in gioco – antropologia, psicologia,  sociologia – chiama in causa una molteplicità di approcci risolutivi, ma che non sono mai da soli, definitivi.

In quella che è una vera e propria battaglia di civiltà, esattamente come lo sono quella contro il razzismo e contro la soppressione e limitazione dei diritti universali, c’è una cosa che tutti possiamo fare: evitare di girarci dall’altra parte, fornendo così copertura a chi si sporca le mani di sangue. Non basta averle pulite per sentirsi esenti da colpe.

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