"Giorno del ricordo", commemorato finanziere disperso a soli 20 anni

Giuseppe Olmo era di Nardò ed aveva soltanto 20 anni. Era appuntato alla Compagnia autonoma di Trieste della guardia di finanza. Il prefetto Giuliana Perrotta ha consegnato le medaglie conferite con decreto del presidente della Repubblica agli eredi. Foibe, esposti striscioni a Lecce e provincia

LECCE – Rimase disperso a Matteria (Fiume), durante un’azione armata al suo distaccamento da parte di bande ribelli. Era la notte tra il 12 e il 13 gennaio del 1944. Giuseppe Olmo era di Nardò ed aveva soltanto 20 anni. Era appuntato alla Compagnia autonoma di Trieste della guardia di finanza.  

In Prefettura, oggi, nell’ambito del “Giorno del ricordo”, in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende lungo il confine orientale, è stata commemorata la figura del giovane militare salentino. Il prefetto, Giuliana Perrotta, con una breve cerimonia, ha consegnato le medaglie conferite con decreto del presidente della Repubblica agli eredi di Olmo. Erano presenti il comandante provinciale della guardia di finanza di Lecce, il colonnello Vincenzo Di Rella, e il sindaco di Nardò, Marcello Risi.

Il riconoscimento è stato conferito dalla massima carica dello Stato ai familiari delle vittime delle foibe, attraverso il ricordo di fatti che hanno inciso in modo significativo sulla storia italiana e dei cittadini salentini che hanno sacrificato la loro vita sul confine orientale. Ha ritirato il riconoscimento, il nipote acquisito del militare, Impero Romano Ronzino.

I figli di Ronzino, Tommaso e Annamaria, hanno ricevuto la stessa onorificenza nell’incontro commemorativo del pomeriggio nella Sala Regina della Camera dei deputati a Roma, alla presenza del neoeletto presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Il finanziere Giuseppe Olmo era nato a Nardò il 6 ottobre 1923 e prestava servizio presso il distaccamento di Matteria. Nella notte tra il 12 e il 13 gennaio 1944, in seguito ad un’azione armata da parte di bande ribelli, fu catturato insieme ad altri commilitoni e da allora non si ebbero più sue notizie. Nel Museo storico della Guardia di finanza sono custoditi il foglio matricolare e il verbale di irreperibilità, una foto e anche una lettera autografa inviata ai genitori quattro mesi prima della sua scomparsa.

Il “Giorno del Ricordo” è stato istituito nel 2004 per ricordare un altro capitolo drammatico della storia del Paese: la tragedia delle Foibe e l’esodo degli istriani, dalmati e fiumani nel secondo dopoguerra. Tra il 1943 e il 1944, per volere del dittatore jugoslavo Tito, migliaia di italiani, colpevoli di essere contrari al regime di Tito, furono massacrati e gettati nelle cavità naturali, dette appunto “foibe”, tipiche dell’altopiano triestino.

STRISCIONI A LECCE, NARDO' E CASARANO

10966640_10204975873428027_1436391404_n-2“Foibe: io non scordo”, intanto, hanno scritto i ragazzi del Blocco studentesco su striscioni affissi nella notte a Lecce (proprio davanti alla Prefettura), a Nardò e a Casarano. In questo modo, il movimento giovanile di CasaPound Italia ha inteso commemorare l’eccidio di 20mila italiani e i 300mila esuli istriani, giuliani e dalmati.

“Anche quest’anno – dichiara Davide Renna, coordinatore provinciale del Blocco studentesco – abbiamo voluto ricordare la tragedia che alla fine della Seconda guerra mondiale colpì i nostri connazionali della Venezia Giulia e della Dalmazia, vittime di uno spietato piano di pulizia etnica messo in atto dalle forze jugoslave che avevano occupato quelle terre allo scopo di favorirne l’annessione alla Jugoslavia”.

“Migliaia di italiani – continua il responsabile del movimento - furono gettati vivi o morti nelle Foibe, infinite voragini che si aprono nel terreno carsico, o costretti ad abbandonare le proprie abitazioni per sfuggire alle violenze dei partigiani di Tito”.

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“Una pagina triste della nostra storia – conclude Renna - che spesso viene volutamente dimenticata, sminuita o negata per ragioni ideologiche, offendendo il ricordo di quanti trovarono la morte o dovettero patire l’esilio in quei terribili giorni per la solo colpa di essere italiani. Come Blocco Studentesco, inoltre, abbiamo promosso in alcune scuole un minuto di silenzio”.

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