Cronaca

Inquinamento nel poligono di Torre Veneri, no del gip alla richiesta di archiviazione

Il giudice Simona Panzera ha fissato per il 2 luglio una camera di consiglio: convocati Lecce Bene Comune e il comando della Scuola di Cavalleria. Intanto la Regione Puglia sollecita la Provincia a istruire la valutazione di incidenza ambientale

Foto di Claudia De Blasi.

LECCE – Rigettata la richiesta di archiviazione per l’inchiesta sul presunto inquinamento ambientale nel poligono militare di Torre Veneri, nei pressi di Frigole. Il giudice per le indagini preliminari, Simona Panzera non ha ravvisato le ragioni, di fatto e di diritto, per “spegnere la luce” sulla vicenda per la quale il sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone e il collega Ennio Cillo – che fanno parte del pool per i reati di tipo ambientale - avevano aperto un fascicolo sulla base di una serie di esposti di Lecce Bene Comune. Arrivando alla conclusione, per quanto è trapelato, che fosse impossibile individuare le eventuali responsabilità penali – che fanno sempre capo al singolo – nell’ambito di una gestione dell’area militare estesa nell’arco di circa mezzo secolo.

Il 2 luglio si terrà dunque una camera di consiglio durante la quale saranno ascoltate le parti in maniera da fornire al gip gli elementi per valutare nuovamente la richiesta di archiviazione: Gabriele Molendini, per Lecce Bene Comune, il comando della Scuola di cavalleria – che ha la competenza sul poligono -, l’avvocato Silvia Manderino (che rappresenta l’Esercito), Falco Accame, già ammiraglio della Marina militare e tuttora presidente dell’associazione che tutela le famiglie dei militari deceduti in tempo di pace, impegnato sul fronte dell’utilizzo dell’uranio impoverito.

Del poligono si è interessata anche una commissione senatoriale, nella scorsa legislatura, le cui conclusioni attestavano l’insufficiente o nulla bonifica dei terreni e dei fondali marini utilizzati durante le esercitazioni che si succedono per almeno due terzi dell’anno. Recenti analisi successive all’apertura dell’inchieste per illecito smaltimento di rifiuti hanno escluso la presenza di uranio, ma non di metalli misti come alluminio e piombo, contenuti in gran quantità nei proiettili e nell’artiglieria dei carri armati. Il consiglio comunale di Lecce, sempre su richiesta di Lecce Bene Comune, ha votato all’unanimità la richiesta di sospendere le esercitazioni militari, essendo comunque necessaria una bonifica, ma le attività sono proseguite. Un percorso di “risanamento” è stato intrapreso: ora si è nella fase organizzativa, in attesa della Conferenza dei servizi presso la Regione Puglia, e il piano operativo dovrebbe essere affidato all’Università del Salento.

Il Dipartimento di Scienze e tecnologie biologiche e ambientali (Disteba), proprio nelle scorse ore, è stata sollecitata da Lecce Bene Comune a dire con chiarezza se le esercitazioni sono compatibili o meno con Torre Veneri, classificato come Sito di interesse comunitario (Sic) e per questo garantito rispetto all’integrità del suo habitat: “La stessa Università del Salento e lo  stesso Disteba – lo ricorda un comunicato di Lbc - hanno fornito consulenza alla redazione del Piano di gestione della Provincia di Lecce relativo a Torre Veneri, reso effettivo con delibera del giugno 2010. In quel Piano di Gestione tra i fattori di criticità per la biodiversità si parla delle altre ‘attività antropiche’, dei turisti sulla spiaggia, ma nulla si dice delle non piccole interferenze dovute ai cannoneggiamenti dei carri armati.

Tra l’altro l’associazione civica che si sta spendendo sulla vicenda ha reso pubblico, a fine marzo, il fatto che per il poligono manca la valutazione di incidenza ambientale dei disciplinari d’uso del poligono e di piani di esercitazione a fuoco, obbligatoria proprio in virtù della direttiva “Habitat” che tutela il Sic e in capo alla Provincia di Lecce che però non ha mai provveduto a istruirla. Tanto che la Regione Puglia, con nota del 23 aprile, ha invitato Palazzo dei Celestini ad attivarsi.

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