Cronaca Via delle Giravolte

Giravolte, l’immobile degli sgomberi è in vendita. Per 1 milione e 400 mila euro

Teodoro De Luca, il geometra che cura gli interessi delle suore benedettine, ha confermato l'intenzione di valutare eventuali offerte, ma smentisce categoricamente un nesso con le ordinanze di sgombero di questi giorni

 

LECCE – Un milione e 400 mila euro. Questo è il prezzo del “complesso immobiliare sito nel cuore del centro storico di Lecce, immediate vicinanze di Corso Libertini”, indicato dal geometra che cura gli interessi immobiliari dell’ente morale che fa capo alle suore benedettine. E’ lo stesso Teodoro De Luca, raggiunto telefonicamente, a confermare che gli annunci rintracciabili su diversi siti specializzati (nella foto, sotto, uno dei tanti), si riferiscono all’edificio di vico delle Giravolte dove sono in corso una serie di sgomberi nei confronti di vari cittadini migranti, senegalesi e dei paesi dell’Africa settentrionale. La vicenda è finita sotto i riflettori dei media – è di ieri un presidio davanti alla prefettura - e già questa mattina l’assessore alle Politiche sociali e vicesindaco, Carmen Tessitore, ha incontrato i funzionari del Comune per cercare una soluzione per l’emergenza che si è venuta a creare.
 
Due piani, 23 vani più servizi, per un totale di circa mille e 100 metri quadrati in una zona molto ambita dagli investitori del mattone, perché sostanzialmente ancora da riqualificare. Nelle vicinanze sono stati fatti acquisti importanti da leccesi illustri e anche da professionisti di altre regioni – accenna De Luca – anche se vere e proprie manifestazioni di interesse, in circa sei mesi, non ce ne sarebbero state.  Non ha nulla da nascondere il geometra e preannuncia la possibilità di intervenire successivamente per fornire la sua versione dei fatti sull’intera vicenda, d’intesa con la madre superiora.  Di certo smentisce che ci sia un legame tra le ordinanze  e la volontà della proprietà di cedere l’immobile, ricevuto in donazione nel 2001, a titolo oneroso. Un’ipotesi accennata da Carlo Salvemini, di Lecce Bene Comune, che ha anche chiesto un tavolo urgente per valutare la fattibilità di un polo della solidarietà proprio tra quelle mura, attraverso un accordo tra amministrazione comunale e benedettine.
 
Morosità pluriennale nonostante canoni risibili, subaffitti continui e sfuggiti ad ogni controllo, carenza delle condizioni minime igienico-sanitarie, pericolo di cedimenti strutturali. Questi i fattori che De Luca elenca come cause degli sgomberi, ricordando anche di essere stato vittima di un'aggressione - il 28 gennaio scorso - in seguito alla quale è stata sporta una denuncia ai carabinieri. Il geometra rivendica la legittimità in uno “stato ancora di diritto” di alienare un bene da parte di un privato. In fondo, poi, si è trattato solo di un sondaggio – aggiunge – per saggiare l’appetibilità dell’immobile e farsi un’idea di quello che possa essere il reale prezzo di mercato (quello indicato nella scheda è di mille e 273 euro al metro quadrato). 
 
annuncio-2Resta il fatto che alcune persone, in Italia regolarmente, sono finite per strada ed altre, tra cui un anziano di 78 anni,  rischiano di finirci molto presto. La questione va molto oltre il rapporto tra privati ed investe direttamente l’amministrazione pubblica e anche le associazioni di volontariato.  In un comunicato, il consigliere dell’Udc Luigi Melica, che sulla stessa piazzetta sta ristrutturando un altro immobile, ha fatto presente che il Comune conosceva perfettamente dal 2010 (è del giugno di quell’anno il provvedimento di sgombero) la situazione di precarietà senza mai accennare però a quante persone ci fossero effettivamente dentro. Come se si sapesse che l’edificio era abitato, ma non da chi. 
 
“Il punto è proprio questo – ha scritto ieri l’ex candidato sindaco centrista -, se fosse esistito un assessorato ai Servizi sociali, il Comune si sarebbe dovuto preoccupare di tali persone, avrebbe dovuto censirle, verificare da quanto tempo fossero senza titolo, se lavorassero, se avessero figli minori che andavano a scuola. E soprattutto, se fosse possibile individuare per loro case di emergenza. La questione non è stata affrontata al momento opportuno e il bubbone è scoppiato”.
 
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