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Mercoledì, 29 Giugno 2022
Cronaca

Giro di prostituzione tra Lecce e Taviano: in 11 rischiano il processo

Fissata al 24 maggio l’udienza preliminare nei riguardi delle persone che avrebbero sfruttato giovani donne e trans. A quattro di loro è contestata l’associazione a delinquere. Individuate 54 persone offese

LECCE - Un’associazione a delinquere dedita al reclutamento di giovani donne e trans da destinare alla prostituzione in appartamenti presi in affitto a Lecce e a Taviano, nel 2016: è quanto accertato dall’inchiesta condotta dalla pubblico ministero Francesca Miglietta che ha interessato 11 persone. Ora, tutte rischiano di finire sotto processo. A deciderlo sarà, il prossimo 24 maggio, la giudice Simona Panzera, dinanzi alla quale si discuterà la richiesta di rinvio a giudizio.

Sono 54 le persone offese individuate attraverso le indagini che, nel corso dell’udienza preliminare, potranno costituirsi parte civile.

Al banco degli imputati siederanno: Giovanni Lepore, noto come “Pamela”, 58 anni, di Lecce; Simone Mastrolia, 44, di Sternatia; Antonio Martiriggiano, 26 anni, di Lecce; Fernando Miglietta, 51, di Trepuzzi; Viviana Serli, 53, di Lecce; Luigi Tunno, 56, di Taviano; Massimo Mazzotta, 62, di Lecce; Alessandro Tafuro, 39 anni, di Lecce; Hamid Badraoui, 34 anni, residente a Galatone; Mohammed Arbi Amri, tunisino di 27 anni residente a Trepuzzi; Anna Luigia Ghione, 53 anni, di Trepuzzi.

L’accusa più grave (di associazione a delinquere) è mossa ai primi quattro. In particolare, Lepore e Martiriggiano avrebbero costituito l’organizzazione finalizzata a reclutare, controllare, agevolare e sfruttare le attività di meretricio, predisponendo tutti i mezzi e gli strumenti necessari, come il prendere in affitto alcuni appartamenti e individuare le zone e i posti pubblici più idonei, impartendo alle ragazze disposizioni su orari e giorni in cui lavorare, procacciando clienti, controllandole durante lo svolgimento dell’attività, e incassando tutto o parte dei relativi guadagni. Mastrolia e Miglietta avrebbero invece avuto soprattutto il compito di fare da “autisti”, accompagnando le giovani sui luoghi in cui prostituirsi, e dividendo con gli altri componenti i guadagni.

Gli altri rispondono di sfruttamento della prostituzione, mentre in quattro di violazione al testo sull’immigrazione: Martiriggiano, Badraoui, Ghione e Amri. Nello specifico, nel marzo 2017, sarebbe stato simulato il matrimonio tra questi ultimi due, in cambio di denaro, per garantire al neo sposo, che era cittadino tunisino irregolare, la permanenza in Italia.

A difendere gli imputati ci penseranno gli avvocati Giuseppe Gatti; Gianni Gemma; Gabriella Mastrolia; Cristian Quarta; Alessandro Costantini Dal Sant; Silvio Caroli ed Elisa Cappello.

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