Giudice indagato, le prostitute in contraddizione durante il confronto

Le due giovani rumene ascoltate prima in sede di incidente probatorio e poi l'una di fronte all'altra, nel confronto all'americana. Diversi aspetti non tornerebbero sulla vicenda

LECCE - Hanno parlato per ore dinanzi al giudice Vincenzo Brancato le due giovani rumene che si prostituivano nell'appartamento nel centro di Lecce preso in affitto dal magistrato leccese in servizio presso la Corte di Cassazione Giuseppe Caracciolo, di 59 anni. Ma le loro versioni non solo non coinciderebbero l'un l'altra, ma tradirebbero quelle già rese dalle stesse agli investigatori.

Certo è che la ricostruzione dei fatti non ha convinto il gip Vincenzo Brancato che, oggi, dopo averle ascoltate a lungo singolarmente in sede di incidente probatorio ha poi disposto un confronto all'americana.

Le nuove dichiarazioni sono top secret, ma stando ad alcune indiscrezioni le ragazze si sarebbero contraddette in più di un passaggio, per esempio sui tempi di permanenza nell'appartamento, sulla loro conoscenza reciproca, e sul fatto che Caracciolo fosse o meno al corrente di quanto avveniva in casa.

Per gli inquirenti, lui e la moglie, una poliziotta in pensione, originaria di Brindisi (entrambi indagati per favoreggiamento della prostituzione) non potevano non sapere, visto che c'era solo una porta a separare l'appartamento dall'ambiente dove soggiornavano quando erano in città.

La coppia è assistita dagli avvocati David Brunelli del foro di Perugia, Simona Attolini e Ladislao Massari del foro di Brindisi.

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