Lunedì, 2 Agosto 2021
Cronaca

Giudice di pace bacchetta la Prefettura e salva in extremis il proprietario multato

Dopo essersi visto respingere il ricorso amministrativo contro una sanzione per transito con semaforo rosso, un cittadino si è rivolto alla giustizia civile. Stabilita l'illegittimità dell'ordinanza prefettizia per difetto di motivazione

La sede del giudice di pace, in via Brenta.

LECCE – Dal giudice di pace Cosimo Rochira del Tribunale di Lecce una bacchettata ai funzionari della Prefettura. Con una sentenza depositata il 6 giugno, infatti, è stato interamente accolto il ricorso del proprietario di una vettura sanzionato dalla polizia locale di Lizzanello per transito con semaforo rosso. E il cittadino alla fine se l’è cavata e non solo perché il verbale originario è “errato nelle parti principali”.

Il ricorrente si erano rivolto in prima istanza all’ufficio prefettizio Affari legali, Applicazione sistema sanzionatorio, Contenzioso e Rappresentanza in giudizio per fare valere sul fronte amministrativo le proprie ragioni rispetto alla multa subita, ricevendo però in risposta un’ordinanza ingiunzione che confermava la multa (che però di fatto raddoppiava, come previsto in casi di respingimento). A quel punto, assistito dall’avvocato Daniele Montinaro, ha adito la via della giustizia civile.

Secondo il giudice di pace però il provvedimento della Prefettura è stato viziato da illegittimità “per aver respinto il ricorso amministrativo senza neanche una minima motivazione riguardante la concreta esistenza dei presupposti della violazione amministrativa ossia dei fondamenti del rapporto punitivo amministrativo. L’ordinanza di ingiunzione deve essere, a pena di illegittimità, motivata sia in relazione alla sussistenza della violazione, sia in relazione all’infondatezza dei motivi dedotti con il ricorso amministrativo”.

In pratica, non ci si deve limitare ad affermare che la sanzione è giusta, ma deve esplicitarne i presupposti e spiegare anche perché il ricorso è infondato. “La ratio di tale principio – prosegue l’ordinanza – è quella di risolvere le controversie in sede amministrativa, deflazionando l’accesso alla giurisdizione; detto scopo resterebbe frustrato se si negasse ogni rilievo alla mancata motivazione sulle doglianze fatte valere in tale sede. L’ordinanza in questione è in questa caso illegittima per violazione delle norme procedimentali attinenti alla formazione degli atti amministrativi, costituendo una garanzia in favore del cittadino”. Il giudice infine richiama varie sentenza della Corte di Cassazione per affermare che “dinanzi alle contestazione dell’opponente, è onere dell’ente opposto fornire prova della legittimità del suo operato e della fondatezza della sua pretesa. 

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