Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

Happy birthday Charlie Chaplin

Vicino al pub Dog House, al 293 di Kennington Road, visse Charlot da piccolo, prima di cercare fortuna in America. Oggi avrebbe 118 anni

Il tavolaccio consumato vibra al suono delle casse. Direi Jack Johnson se dovessi provare a indovinare, ma sono certa che sia lui.

Un pub a porte aperte, inglesi a piedi scalzi. Il cd scivola nel lettore troppo velocemente saltando le canzoni, deve essere il caldo che fa fondere le cose. Il barman lo fa ripartire. Sorseggio una limonata ghiacciata: ma siamo a Londra o a Città del Messico?

Sugli altri tavoli soprattutto bicchieri di birra. Mi toglierei le scarpe. Oltre la finestra, ai tavoli fuori, due bellissime donne di colore bevono Pinot grigio, lo versano sfilandolo dal cestello pieno di ghiaccio. Io siedo all'interno, fa meno caldo e poi c'è la musica, stimola l'immaginazione.

Al mio stesso tavolo siede anche un signore, sorseggia qualcosa. Accanto un camino spento, naturalmente, e le tracce lasciate dalle innumerevoli candele accese in serate e serate e serate. Sculture create goccia a goccia come stalagmiti naturali, una specie di sogno di cera bianca. Sembra neve, o banchi di corallo color avorio.

Do you live here? mi chiede inaspettatamente? No, sono di passaggio, gli rispondo. And you? gli chiedo. Di passaggio anch'io, vivevo da queste parti molto tempo fa, proprio qui dietro al 287 di Kennington Road. Si mette più comodo sulla sedia e comincia a raccontare. Sono nato a East Street, la strada del mercato, nella zona di Walworth. Mi hanno parlato di questo vecchio mercato di Londra, ci andrò uno di questi giorni, lo interrompo. Riprende.

I miei genitori erano artisti ma si separarono che non avevo ancora tre anni. Con mia madre e mio fratello maggiore abbiamo più volte cambiato casa, restando sempre da queste parti, eravamo molto poveri. Mio padre era alcolizzato, ho trascorso brevi periodi con lui e con la sua seconda compagna, quando mia madre veniva ricoverata in manicomio, esattamente qui dietro al pub.

Come da un libro il passato di un uomo dalla strada che un tempo lo ha visto giocare, o almeno a provarci. Alle prese con drammi troppo grandi perfino per i grandi.

Avevo dodici anni quando mio padre morì. Mia madre cantava, aveva una bella voce. Una sera, durante una sua esibizione in un teatro frequentato da soldati, il posto peggiore per fare spettacolo, fu colpita da un oggetto lanciato dal pubblico. Lei cominciò a urlare e a piangere finché non la portarono via che litigava ancora con il suo manager.

Io saltai sul palco e cominciai a cantare una nota canzone di Jack Jones. Da allora mi guadagnai da vivere così, come potevo, in condizioni di disperata povertà. Finché non arrivò il momento di lasciare Londra per andare in California.

Il caldo ed il racconto mi ha fatto bere quasi tutta la limonata. Curiosa la somiglianza dei due nomi degli artisti presenti nella storia, due diverse colonne sonore: Jack Jones e Jack Johnson.

L'uomo si interompe un istante, anche il tempo.

Vado a prendere un'altra limonata, dico alzandomi. Al mio ritorno al tavolo non c'è più nessuno. Sola a pensare, a immaginare. Decido di andare anch'io e di lasciare la limonata sul tavolo del pub.

Subito dopo l'uscio, proprio accanto, scorgo la casa indicatami da quel signore, uno dei tanti edifici di Londra con i mattoncini rossi. Finestre chiuse, un cancelletto. Penso, immagino. Poi mi giro per andare via, verso la mia fermata dell'autobus, e scorgo un'insegna di metallo fissata al muro. Guardo bene, c'è scritto: Charlie Chaplin visse qui.

Tutto vero, il pub si chiama Dog House e sta al 293 di Kennington Road, accanto alla casa dove visse il piccolo Charlot, ho solo immaginato di incontrare Charlie Chaplin nei luoghi della sua infanzia.

Avevo anche letto che lunedì 16 aprile sarebbe stato il suo 118esimo compleanno, così ho pensato di scrivere qualcosa su di lui andando a scoprire la sua Londra.

Curiose similitudini, straordinari incontri di date. Domenica 15 aprile si ricordavano i 40 anni dalla scomparsa di Totò, il Principe della risata si era ispirato tanto al genio di Charlot, nato nel 1889. Totò invece nel 1898 povero nella Napoli povera.
C'è qualcosa di profondamente magico che a volte mette insieme le vite delle persone. Anche Totò si è molto ispirato ai suoi periodi di povertà come Chaplin. Due personaggi nel cuore dell'eternità.

Buon compleanno Charlie e un bacio a Totò.

Da una Londra che parla di storia così lontana eppure tanto vicina.

Saluti in coda.

Mattia Cabitza per aver realizzato la nuova serie di foto per LeccePrima. Instancabile reporter e produttore radiofonico della Bbc World Service, ha in passato cooprodotto il mio speciale per "La Notte della Taranta 06" andato in onda su London Greek radio, ecco il suo sito
https://www.mattia-cabitza.moonfruit.com

Un abbraccio a Raffaele che colma il vuoto di messaggi confortandomi e nutrendo la mia autostima che potrebbe anche vacillare davanti ad una carenza d'affetto dei lettori. A Rohan che mi prende in giro perché non parla una parola d'italiano e ad Antonio che è un tuffo al cuore e nel passato, ricordo bene.

E, pensavo che, a parte gli autori dei messaggi, sia giusto salutare e ringraziare i clic, tutti i clic che ogni settimana visitano la pagina dei miei interventi dalla Big City del Messico.

Quasi quasi mi vado a prendere una limonata... magari mi riprendo da tutte queste emozioni.


Buona settimana.

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