Venerdì, 23 Luglio 2021
Cronaca

I cantieri dell'insicurezza: denunciati 33 imprenditori

In 9 giorni di rastrellamenti militari del Nil e ispettori del lavoro hanno riscontrato 52 violazioni penali, soprattutto in materia di sicurezza. Ad Aradeo aggrediti con spranga da un imprenditore

I militari durante un controllo in un cantiere.

Trentatre imprenditori edili denunciati a piede libero, 52 violazioni penali riscontrate. A spulciare tutti i numeri dell'ultimo blitz dei carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro, viene un brivido. Nonostante gli appelli, e prima ancora degli appelli, quelle "morti bianche" e quegli infortuni che valgono da sé più di qualsiasi monito, nei cantieri del Salento le violazioni in materia di sicurezza continuano ad essere all'ordine del giorno. E ad avvenire alla luce del giorno. I servizi straordinari dei carabinieri del Nil, disposti dal comando regionale, svolti in collaborazione con il personale ispettivo della Direzione provinciale del lavoro di Lecce, diretta da Giocondo Lippolis, mettono a nudo un quadro che induce ad una profonda riflessione su un sistema che va riveduto profondamente, perché si possa arrivare un giorno a considerare una "morte bianca" alla stregua di una "mosca bianca".

Sono 39, in tutto, le aziende ispezionate: di queste 32 sono risultate irregolari a vario titolo. Dei 126 lavoratori identificati e ascoltati dai carabinieri, 22 sono risultati assunti in maniera irregolare. Ben undici erano completamente "in nero". A tale proposito, sono state comminate undici maxi sanzioni ai sensi del "Decreto Bersani", per un totale di 52mila 530 euro e recuperati contributi evasi per circa 7mila 350 euro. Sono stati inoltre notificati altri 54 illeciti amministrativi, per un totale di 19mila e 49 euro. Non sono state rilevate violazioni in merito all'avviamento al lavoro di cittadini extracomunitari, né di quelle poste a tutela dei lavoratori minori.

In nove giorni di "rastrellamenti" (i controlli si sono svolti dal 21 al 30 aprile), i
carabinieri hanno dunque passato sotto la lente d'ingrandimento il settore dell'edilizia civile e industriale di tutta la provincia di Lecce, per contrastare violazioni in tema di assunzioni e verificare il rispetto delle normative sugli infortuni sul lavoro. Già il mese scorso in tutta la provincia si addensarono nubi di dense di controlli, con pioggia di 51 deferimenti penali. A questi, si aggiungono quindi i 33 imprenditori segnalati nel mese in corso, ai quali militari ed ispettori hanno contestato diverse violazioni a tutela dell'incolumità dei lavoratori e della normativa che ne tutela le condizioni lavorative ai fini della sicurezza.

Ben 52 sono le trasgressioni riscontrate, in particolare per ciò che riguarda l'allestimento dei ponteggi. Molti di questi non sono risultati a norma, così come si sono evidenziate carenze nelle protezioni rispetto a possibili cadute dall'alto. Si tratta delle inosservanze più riscontrate più di frequente, secondo quanto evidenziato dagli stessi militari. Alcuni datori di lavoro sono stati inoltre segnalati all'autorità giudiziaria per aver occupato alcuni operai senza che fossero stati "formati" e "informati" circa i rischi connessi alla particolare attività lavorativa da svolgere in cantiere, come disposto per legge.

Vi sono poi casi particolari, come quello che vede protagonista un imprenditore edile di Aradeo, denunciato per aver reagito in maniera particolarmente nervosa di fronte a militari ed ispettori del lavoro: ha impugnato una grossa spranga di ferro, impedendo di condurre gli accertamenti. Come se non bastasse, avrebbe coinvolto nel proprio atteggiamento anche i dipendenti, indotti a non declinare le proprie generalità agli ispettori. Per lui, una denuncia per ingiurie e resistenza aggravata a pubblico ufficiale, mentre sono tuttora al vaglio dell'autorità giudiziaria la posizione dei lavoratori che si sono rifiutati di fornire notizie riguardanti la propria posizione lavorativa. Al termine delle verifiche, quattro cantieri edili (a Porto Cesareo, Casarano, Botrugno e Gallipoli) sono stati sospesi per aver occupato "in nero" più del 20 per cento del personale. I rispettivi titolari sono stati segnalati al ministero per le Infrastrutture, per l'adozione del provvedimento che ne inibisce il diritto di partecipare a gare e appalti pubblici.

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