I disagi in città? "Denuncio tutto con una t-shirt"

Spunta nelle vetrine dei negozi di Otranto una mini t-shirt con la scritta "Li morti de le carotte", una sorta di imprecazione alle strade dissestate. E se questa diventasse una moda per denunciare?

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Sarà capitato a chiunque di imbattersi in qualche negozio di moda, che espone magliette, felpe, borse, slip, boxer, personalizzati con un logo o con qualche scritta di fantasia. Il business, nel settore, appare indubbiamente vantaggioso, perché una frase anche molto semplice e banale impressa su una t-shirt, riesce a raccontare qualcosa di chi la indossa. Ce n'è davvero per tutti i gusti: da chi ammette "Credo alla fedeltà, ma non sono praticante", a chi, senza troppi giri di parole, regala massime di vita del tipo "Nella vita, non bisogna prendersela, ma farsela dare". Le t-shirt sono spesso il pretesto per veicolare messaggi e per scatenare veri e propri casi mediatici: basterebbe pensare all'epurazione dalla Rai della conduttrice Alda D'Eusanio, proprio per aver indossato una maglietta dallo slogan esplicito, o all'incidente diplomatico causato dall'ex ministro Calderoli per una t-shirt anti-Islam mostrata al tg3.

Esistono casi più recenti, come quello della Bindi che chiariva al premier Berlusconi di "non essere una donna a sua disposizione" o all'impatto incredibile di Vivienne Westwood, che fece indossare a Pamela Anderson una t-shirt con la scritta "+5°", per portare il mondo delle passerelle nella discussione internazionale sul problema del riscaldamento globale. Anche il Salento, da anni, vive di un marchio, di quella combinazione "una e trina", impressa su magliette che si vedono ovunque e che sembrano il richiamo ad un'identità: "Sule, mare, ientu".

Passeggiando per le strade di Otranto, qualcuno non ha potuto fare a meno di notare un fatto curioso: tra i tanti gadget esposti, nei negozi del centro storico, uno carpiva le attenzioni, ossia una mini t-shirt con la scritta "Li morti de le carotte". Un messaggio diretto, divertente, che strappa una risata sin da quando lo si riconosce. È proprio il caso di dire che tutto fa tendenza, se si pensa che poi, nella realtà, ad Otranto, così come in tutto il Salento, il cattivo stato di manutenzione delle strade sia un argomento che tiene banco da qualche mese e che possa diventare un marchio immortalato ed inequivocabile su felpe e magliette.

Da una lettura già meno immediata, si potrebbe recepire in quel messaggio una voglia di protestare in maniera sarcastica su uno dei tanti problemi che attanagliano questa terra: il senso è che qualcuno si è così tanto stancato dei disagi sulle strade, da avere come unica via d'uscita riderci sopra, ma veicolando un messaggio, che comunque ha possibilità di espansione. Ragionando per assurdo allora (ma mica tanto), si provi ad immaginare se quelle magliette divertenti venissero acquistate in massa ed indossate da cittadini e turisti in giro per il Salento, al posto delle più classiche t-shirt promozionali: lo scenario probabilmente cambierebbe. E sempre ragionando per assurdo, se qualche altro salentino, stanco di non avere risposte sui problemi quotidiani che caratterizzano questa terra, decidesse di usare lo stesso stratagemma, in giro si vedrebbero magliette caricaturali sulla gestione dei rifiuti, sul filobus di Lecce, sull'Università del Salento che rischia il tracollo, sulla precarietà del lavoro, sulle contraddizioni della sanità, sulla privatizzazione dell'acqua, sulle biomasse, e su tanto altro ancora.
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La politica locale sarebbe attorniata da una forma di protesta e da una pubblicità comunque negativa, dall'impatto degno di un incontro ravvicinato con Piero Ricca o dall'ascolto di "Vieni a ballare in Puglia" di Caparezza, che non si potrebbe più sottovalutare. Una sorta di cartolina vivente del Salento, che chiede migliori risposte e più attenzioni ad una terra che non può più accontentarsi di essere solo "Sule, mare, ientu". Forse sarebbe un metodo efficace per destare un certo torpore della casta. Chissà. Ci si potrebbe anche pensare. Ma è un ragionamento per assurdo, da regalarsi alla guida in coda dietro ad uno sciame di vetture impazzite, che suonano il clacson all'impazzata, in mezzo alle strade gruviera, mentre gli automobilisti recitano come una giaculatoria quel motto letto sulla t-shirt. Del resto, è anche un fatto di grammatica: senza quell'intercalare, non si capirebbe bene il senso stesso dell'intera frase.

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