Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

I Martiri di Otranto ufficialmente santi. La gioia di una comunità in festa

Nella celebrazione in Piazza San Pietro la canonizzazione di Antonio Primaldo e Compagni, uccisi dai turchi nel 1480. Papa Francesco nell'omelia: "Dove trovarono la forza? La fede fa vedere oltre i limiti del nostro sguardo umano"

Il drappo con l'immagine dei Martiri (foto P.Tondo)

ROMA - I Martiri di Otranto sono santi: 533 anni dopo il loro sacrificio sul Colle detto della Minerva, uccisi per non aver voluto abiurare la fede dalle truppe ottomane, presiedute da Gedik Ahmed Pascià, oggi sono elevati agli onori degli altari, nella celebrazione presieduta da papa Francesco in piazza San Pietro.

Decine di migliaia di persone provenienti dall'arcidiocesi di Otranto e dalla Puglia hanno affollato dalle prime ore del mattino Roma: secondo le cifre circolate in queste ore, dovrebbero essere seimila quanti sono partiti dal Salento per prendere parte alla liturgia di canonizzazione. Presenti anche i vescovi pugliesi e una nutrita rappresentanza dei rappresentanti istituzionali regionali, tra cui il governatore Nichi Vendola, il presidente della Provincia di Lecce, Antonio Gabellone, il sindaco di Otranto, Luciano Cariddi, i senatori idruntini, Francesco Bruni e Dario Stefàno.

Nella stessa cerimonia, sono stati santificati la prima santa colombiana e una suora messicana. Sulla facciata della basilica, come è tradizione, sono stati appesi i drappi con le immagini dei nuovi santi.

Il messaggio del papa nella breve omelia si è soffermato sulla forza della fede, espressa dagli Ottocento, e sull'appello alla non violenza: "Mentre veneriamo i martiri di Otranto - ha affermato -, chiediamo a Dio di sostenere tanti cristiani che, proprio in questi tempi e in tante parti del mondo, ancora soffrono violenze, e dia loro il coraggio della fedeltà e di rispondere al male con il bene".

"I martiri di Otranto - ha aggiunto - che si rifiutarono di rinnegare la propria fede e morirono professando il Dio risorto dove trovarono la forza per rimanere fedeli?1 bis-2Proprio nella fede che fa vedere oltre i limiti del nostro sguardo umano, oltre il confine della vita terrena, fa contemplare i 'cieli aperti', come dice Santo Stefano, e il Cristo vivo alla destra del Padre".

"Cari amici - ha esortato i fedeli - conserviamo la fede che abbiamo ricevuto e che è il nostro vero tesoro, rinnoviamo la nostra fedeltà al Signore anche di fronte a ostacoli e incomprensioni: Dio non ci farà mai mancare la forza e la serenità". "I martiri di Otranto - ha poi aggiunto il papa nel Regina Coeli, recitato dopo la messa per i nuovi santi - aiutino il caro popolo italiano a guardare con speranza al futuro, confidando nella vicinanza di Dio che mai abbandona, anche nei momenti difficili".

Sono tante le immagini e le emozioni presenti nel cuore degli otrantini, che hanno partecipato direttamente o attraverso il racconto televisivo alla canonizzazione odierna. Un misto di suggestione e di attese che rendono visibile l'esperienza di una comunità unita attorno alla memoria dei propri padri e al senso del condividere gli stessi valori.

Tra quanti hanno avuto un ruolo particolare, propedeutico a questo avvenimento, c'è certamente una figura che vale la pena ricordare: don Grazio Gianfreda, compianto parroco della Cattedrale di Otranto, scomparso qualche anno fa, ed autentico custode della memoria del martirio, che ha tramandato a diverse generazioni con entusiasmo personale e dedizione totale (come anche la passione per i preziosi tesori artistici e naturali della città) quella storia. Nella festa di una città, il suo ricordo ha i tratti di chi, con trepidazione e speranza, aveva sempre immaginato questo finale per quella vicenda collettiva di una terra "bagnata dal sangue dei Martiri".

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