Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

I rapinatori di banche ammettono i colpi: "Spinti ad agire da problemi economici"

Mauro Manicardi, 41enne e Antonio Conte, 27enne, arrestati dalla polizia, hanno ammesso le loro responsabilità per i tre istituti di credito rapinati nel capoluogo e si sono giustificati spiegando di essere in forti ristrettezze

 

LECCE – Si sono svolti questa mattinata, nel carcere di Borgo San Nicola, gli interrogatori di garanzia dei due rapinatori arrestati ieri con l’accusa di aver messo a segno tre rapine, in meno di venti giorni, a danno di istituti di credito del capoluogo. Colpi compiuti in qualche caso anche a volto scoperto, oppure indossando parrucche: Il 22 agosto nella filiale Carime di via Gabriele D'Annunzio, il 7 settembre nella Carige di via Oberdan e il 10 settembre nell'Arditi Galati di via San Cesario. Si tratta di Mauro Manicardi, 41enne e Antonio Conte, 27enne, il primo genovese ma residente da qualche anno a Lecce, il secondo salentino, arrestati dagli agenti della squadra mobile. In tutto, avevano messo da parte un bottino di circa 8mila euro. Non è stato facile per gli investigatori ipotizzare la responsabilità dei due. La polizia scientifica che ha dovuto raccogliere una serie di indizi, oltre ai filmati registrati dalle telecamere di videosorveglianza presenti nelle banche.

Conte, assistito dall’avvocato Annamaria Ciardo, ha risposto alle domande del gip Vincenzo Brancato, ammettendo le proprie responsabilità per tutti e tre i colpi. L’arrestato ha spiegato di aver agito spinto da grosse difficoltà economiche che non gli permetterebbero, neppure, di mantenere la famiglia e sfamare i suoi figli. Si tratta di un soggetto incensurato.

Anche Manicardi, assistito dall’avvocato Luigi Carrozzini, sostituito nell’occasione dal collega Mario Ingrosso, ha ammesso di aver compiuto le tre rapine. A spingere il 41enne, alle prese con gravi problemi di salute e di tossicodipendenza, a perpetrare i colpi, una grave situazione d’indigenza. Manicardi, infatti, da oltre sette mesi non percepisce la pensione d’invalidità legata alle sue patologie. L’arrestato si è assunto anche la paternità dei 150 grammi di eroina e 5 di cocaina rinvenuti dagli agenti in una vecchia Alfa Romeo di cui in quel momento era nella sua disponibilità. Droga acquistata, secondo le sue dichiarazioni, con parte dei proventi delle rapine.

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