Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

I sindacati denunciano: "Lecce, Banca d'Italia chiude: vigilanza in protesta"

In un'ottica di riorganizzazione, le operazioni di prelievo e versamento di consistenti quantità di valori potrebbero essere veicolate a Foggia. "A rischio l'incolumità del personale e l'intero settore sotto il profilo economico"

Lo storico Palazzo che ospita la Banca d'Italia.

 

LECCE - La Banca d’Italia sembra in procinto di portare avanti un progetto già annunciato in passato e che condusse a serrate proteste, a partire da quelle del sindaco dell’epoca, Adriana Poli Bortone: chiudere i battenti della filiale leccese, in una più ampia ottica di razionalizzazione. Un’eventuale chiusura, ovviamente, avrebbe una ricaduta vasta, sul territorio, a partire dall’indotto. A questa schiera, appartengono gli istituti di vigilanza, tanto che quelli abitualmente occupati nel trasporto dei valori presso la filiale, hanno deciso di protestate davanti alla sede della prefettura. Il sit-in si terrà domani mattina, a partire dalle 9 del mattino. Con loro ci saranno tutti i sindacati della categoria: Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil, Cisal e Ugl. Che denunciano: “La sicurezza e l’incolumità dei lavoratori stessi sono alla base della manifestazione, ma anche il rischio che non siano mantenuti gli attuali livelli occupazionali”.

Secondo quanto dicono le sigle sindacali, le operazioni di prelievo e versamento di consistenti quantità di valori saranno veicolate presso la sede di Foggia. “Questo – spiegano - significherà per gli istituti di vigilanza, non solo percorrenze di circa 600 chilometri complessivi, con tutti i pericoli che i lavoratori rischiano di correre”, ma anche che si produrrà una “forte preoccupazione per i posti di lavoro, messi in discussione a causa anche del considerevole aumento delle spese che le aziende della vigilanza dovranno affrontare”.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil, Cisal e Ugl chiedono quindi al prefetto la convocazione di un tavolo, al quale partecipino tutti gli istituti di vigilanza e le associazioni rappresentanti dei datori di lavoro, al fine di affrontare la problematica del settore. “Tra queste – concludono le sigle - c’è anche la non trascurabile questione del rinnovo del contratto nazionale del settore che, come denunciato più volte dai sindacati, è fermo ormai da 40 mesi”.  

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