Cronaca Castro

I sub ritrovano in mare il corpo di Alessandro Caputo

Castro: il ritrovamento è avvenuto questa mattina. I sommozzatori dei carabinieri hanno scorto il povero corpo del 30enne di Muro in un anfratto, consegnandolo alla motovedetta della guardia costiera

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Sei giorni dopo la disgrazia, è arrivato il penoso responso che tutti in cuor loro temevano. Perché resistere a quella mareggiata sarebbe stato umanamente impossibile, per chiunque. Il corpo di Alessandro Caputo, 30enne di Muro Leccese, è stato rinvenuto questa mattina, intorno alle 9,30, esattamente nel punto dove era precipitato in mare intorno alle 11 del mattino del 3 dicembre scorso, quando si era recato nei dintorni di Castro per una battuta di pesca sportiva con un suo amico, 30enne anch'egli. L'ultimo a vederlo in vita, e senza alcuna possibilità di tendergli una mano, di intervenire. Sullo specchio d'acqua, nei pressi di quella roccia che sorge fra la Grotta Zinzulusa e quella di Romanelli, antica e aspra conformazione rocciosa, una motovedetta della capitaneria di porto di Otranto. Sotto, nel fondale, è toccato ai carabinieri del nucleo sommozzatori di Taranto effettuare il triste recupero. Inutile esercizio sarebbe illustrare le condizioni del corpo. Che fosse Caputo, s'è compreso soprattutto dagli abiti.

Il cadavere del giovane idraulico (era impiegato presso una ditta) è stato fatto risalire a galla dai militari, che l'hanno tirato fuori da un anfratto in cui era rimasto sepolto per tutti questi giorni, quasi un piccolo avallamento sottomarino, e consegnato alla motovedetta della guardia costiera, che l'ha condotto verso il porto di Castro, per poi essere trasportato presso l'obitorio locale. Toccherà ora al magistrato di turno stabilire se effettuare un'autopsia. La triste incombenza di avvisare i famigliari più stretti del ritrovamento è spettata al sindaco di Muro Leccese, dopo essere stato avvisato dalle autorità marittime. Si conclude così, purtroppo nella maniera più triste, un capitolo di cronaca iniziato quella maledetta mattina, quando Caputo scivolò dalla roccia, forse trascinato da un'onda, facendo un drammatico volo di 10-15 metri. Il mare era a forza 6-7, quel giorno.

L'amico lo vide a galla, lottando fra le onde, per interminabili minuti. La chiamata al 112 venne raccolta dai carabinieri che la smistarono alla capitaneria di porto. Da allora, interminabili ricerche di capitaneria, carabinieri, vigili del fuoco, guardia di finanza, aeronautica. Con mezzi aerei che spesso e volentieri non sono stati in grado di raggiungere la zona a causa delle piogge e del forte vento, con gli stessi militari della guardia costiera contusi per i colpi ricevuti in mare. Una situazione frustrante per gli stessi soccorritori, compresi i volontari, che fino a ieri hanno partecipato alle ricerche: i sub della protezione civile di Lecce, del Sud Est Diving di Otranto, del Mediterraneo Diving di Otranto e della scuola sub "Tecnica" di Lecce.


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