Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Idrocarburi nel suolo, Studium a rischio contaminazione

I livelli superiori ai limiti tabellari, secondo Noe ed Arpa. Al vaglio in particolare la posizione dell'Apisem, deposito di carburanti dismesso. L'area, di proprietà dell'Università, sequestrata

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LECCE - Il suolo del cantiere che ospiterà le sedi dipartimentali e laboratori didattici dell'Università del Salento e che sorge nei pressi del cimitero di Lecce, è finito nel mirino della Procura. Le costruzioni, in sé, sono a regola d'arte e non manifestano alcun tipo d'irregolarità edilizia. E tuttavia, per ora sono stati apposti i sigilli. Vi sarebbe, infatti, un allarmante eccesso di idrocarburi nel terreno.

La richiesta di sequestro preventivo è stata avanzata dal pm Angela Rotondano, la firma in calce è del gip Nicola Lariccia.

Il problema nasce a seguito di un'indagine coordinata dai carabinieri del Noe, il nucleo operativo ecologico comandato dal capitano Nicola Candido, specializzato in reati ambientali, che, dopo sopralluoghi, avrebbe rilevato la presenza di idrocarburi pesanti nel sottosuolo. Fino pochi metri di profondità, come si evince in un'immagine inviata dallo stesso Noe. Fatto che, se confermato in pieno, potrebbe generare nefaste conseguenze per la salute di chi andrà a popolare quelle aule. Studenti, docenti, impiegati.

Il centro si chiama "Studium 2000". Sorge in via San Nicola, angolo via Valesio. Qui, stanno nascendo corpi di fabbrica destinati a biblioteche, aule, centro servizi e museo archeologico dell'Università, con fondi Cipe del 2004. Le indagini sono nate nell'ottobre del 2010, quando i militari sono stati contattati da un residente della zona. Questi lamentava all'epoca odori insopportabili di idrocarburi, provenienti proprio dal cantiere.

Nel corso dei primi accertamenti, un operaio ha dichiarato che il problema sarebbe derivato da una perdita accidentale di gasolio, durante il rifornimento di un'escavatrice. Il liquido sarebbe finito in uno scavo, generando un momentaneo disagio. In realtà, il fatto è stato escluso dagli stessi carabinieri del Noe. I quali hanno richiesto un rilevamento dell'Arpa, con campionamenti ed analisi. Gli accertamenti tecnici, ripetuti anche nel mese di marzo, avrebbero confermato dunque che il terreno su cui si stanno realizzando le strutture risulterebbe contaminato da idrocarburi pesanti, il cui tenore supera i limiti tabellari normativamente previsti.


Sono gli stessi militari del reparto specializzato a chiarire una delle direttrici principali delle indagini. "La causa della contaminazione del suolo potrebbe essere in qualche modo collegata al fatto che il terreno è adiacente ad un'area sulla quale esisteva un deposito di carburanti, attualmente dismesso", spiega una nota. Il riferimento è all'Apisem, già di proprietà della famiglia Semeraro e per il quale è ancora in piedi un processo per vicende analoghe, anche se, da parte loro, hanno sempre spiegato di aver proceduto ad una bonifica nel 2007, affidata ad una ditta di Torino. Ora, però, sarà compito dei consulenti tecnici, già nominati dalla Procura di Lecce, accertare le effettive cause dell'inquinamento.

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