menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Igeco, la replica della società: "Dipendenti subentrati da altre aziende"

Dopo l'interdittiva l'azienda evidenzia che il pericolo di infiltrazione mafiosa deriva da personale transitato da altre società

LECCE – Dopo l’interdittiva antimafia emessa dal prefetto di Roma nei confronti della Igeco costruzioni spa, la società interviene, con una nota ufficiale, per chiarire alcuni punti cruciali della vicenda. In particolare si evidenzia come nel provvedimento vengono identificati 36 dipendenti, sospettati di aver determinato il pericolo di infiltrazione mafiosa nella società. “Di questi – si legge nella nota –, 19 provenivano dal gestore precedente al subentro di Igeco nell’espletamento dei servizi di igiene urbana. Inoltre, 7 dei dipendenti oggetto di contestazioni sono oggi alle dipendenze delle imprese che sono subentrate nella gestione del servizio nei comuni di Matino, Parabita e Novoli, senza con ciò aver determinato a loro carico alcun procedimento di verifica. Nei Comuni di Cellino San Marco, Lizzano, Ruffano e Sava tutti i dipendenti contestati nel provvedimento provengono da altro gestore”.

Nel comune di Monteroni, due dei dipendenti contestati sono stati passati dall’impresa che gestiva in precedenza il servizio di igiene urbana. Non viene citato, però, il caso di un dipendente, assunto dal precedente gestore per sei mesi a 60 giorni dal subentro di Igeco, quindi che non soddisfaceva le previsioni di cui all’art. 6 C.C.N.L., e che la società si è rifiutata di assumere per appartenenza ad un famiglia di spicco della malavita organizzata locale.

“Ogni riflessione sulle persone indicate nel provvedimento quale idonee ad esercitare un’infiltrazione mafiosa – commentano dall’Igeco – non può prescindere dalla considerazione che la maggior parte di loro proveniva da altra impresa ed è transitato ad altra impresa, dove ad oggi risultano essere dipendenti, senza con ciò determinare in capo ai loro datori di lavoro l’adozione di analoghi provvedimenti”.

La nota si chiude con una considerazione di carattere più generale: “Se l’unico accesso ispettivo nel Salento negli ultimi di cinque anni fosse quello operato a carico dell’Igeco, ciò non metterebbe al riparo la società civile dal concreto pericolo che il fenomeno di infiltrazione mafiosa nel settore dei rifiuti sia efficacemente scongiurato”.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

LeccePrima è in caricamento