Il buonsenso "sblocca" la burocrazia: Comuni pagano la sepoltura di Maria

Morta in solitudine dopo quasi tre anni di agonia, un giovane sacerdote aveva già raccolto i fondi per celebrarle un funerale

Il cimitero di Lecce.

LECCE – Ogni intoppo burocratico si è sciolto come neve al sole davanti al buonsenso. La battaglia di civiltà e umanità del giovane sacerdote Riccardo Personè ha portato le amministrazioni comunali di Nardò e Lecce a decidere di dividersi le spese per la sepoltura di Maria, la donna rumena di 52 anni morta sola, in povertà estrema, dopo due anni e nove mesi di agonia in un letto d’ospedale. Vi era arrivata già in coma.  

Straziato dall’idea che il suo corpo si trovasse da oltre un mese in una cella frigorifera della camera mortuaria dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, don Riccardo, che per quasi tre anni l’ha accudita con i sanitari del distretto socio sanitario di Nardò (ex ospedale “Sambiasi”), in un post su Facebook ha chiesto in questi giorni aiuto a tutti i suoi conoscenti, affinché dessero un contributo per concedere a una persona così sfortunata, che in Italia aveva cercato una vita migliore, trovandovi piuttosto una morte in solitudine, una sepoltura degna di questo nome.

Apriti cielo. Nel giro di poche ore dall’appello, si sono superate le più rosee aspettative, e i mille e 500 euro necessari erano già, praticamente, nelle sue mani. Nel tardo pomeriggio di ieri, però, avvisato della decisione delle amministrazioni (a Nardò la donna era domiciliata, a Lecce ha esalato l’ultimo respiro, da qui la condivisione delle spese), ha dovuto ricontattare tutti coloro che hanno contribuito, fino a notte fonda, per restituire i soldi offerti. 

"Tanta solidarietà per questa vicenda"

“C’è stata tanta solidarietà - dice oggi don Riccardo - e amore ha generato amore”. C’è da aggiungere che più di qualcuno non ha voluto il denaro indietro e quindi si pagheranno altre spese, come per esempio la tariffa per i dieci anni della luce votiva. Non solo. Altri contribuiranno partecipando attivamente al funerale, che si terrà mercoledì 24 gennaio a partire dalle 11 presso la camera mortuaria del “Vito Fazzi”. Fra cui giovani che don Riccardo nemmeno conosce, di persona, ma che, appresa la vicenda, si sono uniti nella sua missione. “Una ragazza di Novoli, organista – aggiunge questa mattina -, mi ha anche chiesto di suonare durante la messa”. “Si è creato un bel movimento attorno a questa triste vicenda. Sulla mia pagina Facebook stanno arrivando richieste di amicizia dalla Romania e ringraziamenti”.

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Maria è stata ricoverata presso l’ex “Sambiasi” per molto tempo. Le speranze di una ripresa, ridotte al lumicino, quasi improbabili. L’aggravamento inevitabile del quadro clinico, a metà circa del dicembre scorso, ha costretto i sanitari a un ricovero dal reparto di lungodegenza neretino presso l’ospedale leccese “Vito Fazzi”. Ma ormai non c’era più nulla da fare. Nel precedente articolo, che vi invitiamo a rileggere, abbiamo raccontato più dettagli sulla storia di questa donna.

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