Il comitato reagisce: "Chi ha distrutto il muro della masseria è come Tap"

Il gruppo che da cinque anni contrasta pacificamente il progetto del gasdotto sconfessa quanto accaduto a San Basilio: le "storiche" pietre utilizzate per le barricate

Una delle barricate erette a ridosso del cantiere.

MELENDUGNO – Più che una dissociazione, è una sconfessione: per il Comitato No Tap coloro che hanno abbattuto parte del muro di cinta della masseria di San Basilio – un vero e proprio monumento per la comunità locale - per ricavarne materiale per erigere barricate sulle strade interpoderali, sono esattamente come la società che vogliono combattere.

Quanto accaduto nella notte tra mercoledì e giovedì nei pressi dell’area del cantiere dove per ora gli espianti degli ulivi sono sospesi – in realtà restano solo 18 alberi su 211 con la radici nel terreno -, rischia di aprire una spaccatura profonda tra gli attivisti del presidio che è stato organizzato quando sono cominciate le attività di espianto.

Dai primi giorni di mobilitazione a oggi, infatti, la situazione si è modificata: il fronte della protesta militante si è allargato oltre i componenti del comitato e i cittadini della zona, con un gruppo più radicale, affatto incline alla mediazione, come si è notato già mercoledì mattina quando il sindaco di Melendugno, Marco Potì, e il comandante della polizia locale hanno cercato di agevolare le attività relative alla cura degli alberi che erano stati espiantati ma non ancora trasferiti a causa delle proteste. E’ stato proprio il pubblico ufficiale, sebbene nelle sue vesti di cittadino melendugnese, a denunciare pubblicamente lo scempio perpetrato.

Il Comitato No Tap – composto da residenti a Melendugno e comuni limitrofi - si è sempre caratterizzato per una opposizione strenua ma sempre pacifica e ha preso le distanze pubblicamente ogniqualvolta si sono verificati atti di vandalismo nei confronti di sedi o beni di proprietà di Tap. Da ultimo il 13 febbraio due bottiglie incendiarie sono state lanciate contro l’ufficio della società a Melendugno, arrecando danni minimi.

In coerenza con la sua storia, dopo il danneggiamento del muro dell’antica masseria il comitato ha diramato un comunicato: “I danni che Tap sta causando, e vorrebbe continuare a causare, al territorio e all'ambiente sono irreparabili. Contro questa violenza che alcuni vogliono infliggere al luogo in cui viviamo, pensiamo che ognuno sia libero di protestare nel modo che ritiene opportuno nel limite in cui il mezzo di lotta non comprometta il fine della lotta stessa”.

“La distruzione del muro di cinta della masseria di San Basilio – prosegue la nota - ci addolora e rappresenta la perdita di una parte del simbolo di questa battaglia. Chi è responsabile di quell'atto non combatte contro la Tap, non combatte per il rispetto della nostra storia, della nostra terra, delle nostre genti. Chi ha distrutto quel muro è come Tap, il comitato è stato sempre lontano da questi atti di inciviltà”.

“Sino al 19 aprile – così si conclude il comunicato - saremo liberi dalla paura degli espianti ma continueremo pacificamente ad ostacolare quest'opera, con ragione tecniche, politiche e di cuore”.

Il riferimento temporale è al giorno in cui è stata fissata la camera di consiglio del Tar del Lazio che ieri ha accolto la richiesta di sospensiva avanzata dalla Regione Puglia per sospendere le attività in corso nel cantiere. Un risultato certamente parziale per il fronte No Tap ma che, considerando anche la lettera inviata al presidente della Repubblica a firma di 94 sindaci del Salento e la presenza nell’area di cantiere di molti amministratori locali nei giorni di maggiore tensione, rappresenta la naturale prosecuzione dell’opposizione pacifica e documentata, pagina per pagina, che il Comitato No Tap ha sempre avuto.

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Nei prossimi giorni gli attivisti del comitato, insieme ad esperti del posto, dovrebbero rimettere in sesto l'antica fortificazione abbattuta.

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