Mercoledì, 29 Settembre 2021
Cronaca Castrignano del Capo

Il futuro cercato tra le onde, 30 ragazzi nel gommone

Solo tre adulti. Due bambini in fasce, gli altri tutti ragazzini afghani tra i 15 ed i 17 anni. Sempre più minorenni affrontano i viaggi della speranza. Ma la politica non ha ancora fornito risposte

LEUCA - La storia nella storia sono loro, quei ragazzi, figli di dittature medievali nel cuore del nuovo millennio, di una povertà atavica, delle guerre con il vestito ripulito della missione di pace in cui l'occidente s'è gettato a capofitto da quando l'11 settembre del 2001 pazzi scatenati drogati di cieco odio religioso tirarono giù i simboli dell'economia globale, seguendo un percorso tracciato fino ad allora soltanto nelle fantasie di libri come "Fight Club". La storia nella storia sono i ragazzi, i tanti ragazzi, i troppi ragazzi che attraversano valli brulle, presi a calci dai talebani, per arrivare in città mai viste seguendo piste di fortuna, a bordo di auto e treni, oltrepassando frontiere, raggiungendo coste a loro sconosciute, affrontando avventure che hanno il sapore di leggende.

Avevamo visto, negli ultimi mesi, i volti sorridenti di tanti bambini, sfiniti dal viaggio, ma felici di essere accolti sotto il cielo terso di un nuovo mondo fino ad allora solo sognato, che prendeva la forma delle mura antiche di Otranto e Gallipoli, della costa frastagliata del Capo di Leuca. Ma fino ad oggi non si era ancora sentito di una trentina di ragazzi, tra i 15 ed i 17 anni, arrivati tutti insieme a bordo di un gommone. L'impressione è che accadrà ancora.

C'è qualcosa che sfugge, c'è quella storia nella storia che molti fingono di non vedere, la voglia di riscatto di nuove generazioni all'ombra della disperazione che frantuma interi nuclei familiari, pronti a rimettersi nelle mani di Dio. Dove sono i genitori di questi ragazzi? Dove sono le loro famiglie? Forse spezzettate nel mondo, fra chi ce l'ha fatta e li aspetta da qualche parte, nel ventre dell'Europa. O forse ancora lì, nella periferia polverosa di una città di cui non riusciamo neanche a pronunciare il nome. A cercare qualcosa da mangiare, perché gli ultimi spiccioli li hanno intascati i criminali che gestiscono il traffico di vite umane, migliaia di euro per cercare di assicurare una vita nuova, diversa, a ragazzi cresciuti troppo in fretta in mezzo al nulla.

Non si tratta solo di sbarchi, numeri da aggiungere ai numeri. Questa è la diaspora dei ragazzi senza patria, in cerca della loro terra promessa, di una nuova identità. E forse noi abbiamo già dimenticato, eppure è scritto nella nostra storia, e non è successo secoli fa: quanti ragazzini irlandesi e italiani arrivavano un giorno, dopo mesi di navigazione, soli, con gli occhi un po' tristi e la nausea del mare, davanti a Miss Liberty, nella baia di New York?

Hanno dai 15 ai 17 anni, i ragazzini afghani giunti questa mattina, senza i sacchi a pelo di chi parte per una vacanza pagata da papà. A quell'età, i ragazzi italiani girano sullo scooter in abiti firmati. Loro, affrontavano i marosi a bordo di un gommone lanciato a velocità folli, partito chissà da dove, dalla Grecia, dalla Turchia. Ha poca importanza. Quando il sole nasceva, la visione della costa. E lo sbarco. Tutti giù, di corsa, i piedi finalmente puntati sulla terraferma, nel Tacco d'Italia. A Leuca, li hanno trovati i militari della guardia di finanza. Gli scafisti, hanno preso il largo. Ed è la solita caccia aperta, che non avrà mai fine, fino a quando la politica non smetterà di parlare di se stessa e inizierà ad affrontare di petto l'emergenza.

Trentatré, in tutto. Stavolta, appena tre adulti, fra cui una donna, due creature ancora in fasce, inconsapevoli di aver sfidato la sorte. E poi, quella truppa di ragazzini. Per tutti, il solito iter. I volontari che si prendono cura di loro, l'acqua per dissetare la gola arsa, qualcosa da mettere sotto i denti, vestiti puliti, il trasferimento a "Don Tonino Bello" di Otranto. La storia nella storia, la loro vita da girovaghi per necessità. In attesa di sapere che forma avrà l'avvenire. Sullo sfondo, un occidente che deve iniziare ad interrogare se stesso, smettendola di nascondersi dietro a un dito.

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