Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

"Il giardino dell'amicizia": la comunità ricorda Alberto, Antonio ed Armando

Intitolata ai tre giovani di Uggiano La Chiesa, vittime di un incidente stradale la notte dello scorso Natale, i giardini pubblici in un'area recentemente riqualificata: commozione e memoria di un paese che non vuole dimenticare

Il momento dell'inaugurazione

UGGIANO LA CHIESA - Un vento leggero come il sussurro di pensieri e l'aria intrisa di una commozione tangibile. È la sera di un'estate insolita, che tarda ad arrivare, quella di Uggiano La Chiesa: è come se il clima, l'atmosfera, il tempo abbiano deciso di riportare idealmente al vuoto di una notte di inverno, quando la vita di tre ventenni è rimasta chiusa dentro un cumulo di lamiere.

Campeggia sui nuovi giardini di Uggiano, una targa che reca i loro nomi: Alberto, Antonio ed Armando. Storie di ragazzi semplici, amanti della vita. Quell'area urbana, quei luoghi, quel chiosco, li hanno frequentati e conosciuti a lungo. Ci sono praticamente cresciuti, come la maggior parte dei loro coetanei. Si fa fatica a credere che non ci siano. La loro mancanza si percepisce da quel Natale così tragico, che ha sporcato il senso di una festa.

Eppure qualcosa di loro è presente, nonostante tutto. E non solo per quella gigantografia proiettata su uno schermo, che li ritrae sorridenti e spensierati, ma nell'affetto di una comunità sconfortata, ferita da un dolore, ma che ha riscoperto una intima solidarietà. Ci sono davvero tutti su questa piazza reale. È stato persino naturale pensare di intitolare a loro quest'area urbana, di recente riqualificata, grazie ad un progetto per il recupero delle periferie, finanziato dalla Regione Puglia. Alla cerimonia prendono parte Angela Barbanente, vicepresidente a Viale Capruzzi, e Loredana Capone, assessore regionale allo Sviluppo economico.

Ora esiste uno spazio fisico, dove i giovani possono incontrarsi, che ha il potere di evocare un ricordo. Certo, da quel dolore è difficile riprendersi e le lacrime scendono via da sole in questa sera di giugno. Lo sanno solo i familiari cosa possa voler dire vivere sopportare quel giogo di sofferenza. Ma qui c'è una comunità che ha imparato a farsene carico, a rispettare in silenzio quel peso, senza cercare risposte ad ogni costo e limitandosi ad accompagnare, a partecipare, a condividere. Come se fosse pane azzimo. Quando il telo vola via ed appaiono i nomi di Alberto, Armando ed Antonio, la commozione accomuna un popolo.

Il sindaco, Salvatore Piconese, visibilmente coinvolto, si limita a rappresentare un impegno, che è già manifesto negli occhi di chi sta attorno: "Non dimenticheremo questi ragazzi"CIMG7751-3. I familiari ringraziano, si sentono abbracciati dall'affetto di un paese intero. Poi, tocca a lei, a Maria Cristina Rizzo: un decennio da sindaco e una storia politica importante oggi lasciano spazio al suo ruolo di madre, che porta i segni della sua angoscia umana.

Ma, come spesso capita, stupisce, sembra quasi essere lei a voler confortare una comunità smarrita: "I nostri figli amavano la vita". Quella frase si evidenzia, quando parte un video dove l'istantaneità del fermo immagine di uno scatto fotografico, cede il passo alla dinamicità di sorrisi, di esuberanza, di umanità.

Amore per l'esistenza nei "Ragazzi di vita" come il titolo di un'opera di Pasolini. I loro occhi, i loro visi prendono forma, trasferiscono una dirompente energia. Il tempo non ha più dimensione: c'è solo la luce di un'amicizia che ha unito Armando, Alberto ed Antonio anche nella fatalità. Ma che sopravvive a tutto e magari ancora li guida, ovunque siano. Chissà, forse avranno persino fatto spazio a Fabrizio, coetaneo assorbito da una stessa tragedia ed allargato la comitiva. I ventenni sono sempre inclusivi.

La loro storia da oggi è patrimonio di memoria collettiva: giovani e meno giovani si incontreranno nel loro ricordo. Nel solco di un'amicizia, quella dei "Ragazzi di vita" che non hanno mai davvero smesso di esserlo, neanche in quella notte d'inverno.

Su questa piazza, ci sono e sono reali. Impressi negli occhi di tutti e nel cuore profondo di un paese, di cui quella targa è l'estensione visiva. Sarà un posto dove sentirli vicini, ancora una volta. Dove l'eco delle loro risate, delle voci, di quei canti a squarciagola un po' stonati è musica di sottofondo, che si riconosce chiaramente.

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