Cronaca

Il grande imbroglio: case vacanze inesistenti, indagati in ventidue

"Mi trovo a Gallipoli dove li abbiamo truffati tutti". Il gruppo si recava anche nei luoghi per avere indicazioni precise con cui apparire credibili. Almeno seicento le vittime in tutta Italia

MILANO – Fumo negli occhi, belle immagini e nulla più. Per esempio, quelle di un’elegante e funzionale villetta alla Baia Verde, il massimo per famiglie con bimbi al seguito. “A 150 metri dalla spiaggia, a pochi passi dal centro”. Risultato: il nulla. Tutto per catturare l’attenzione di turisti poi sprofondati nello sconforto più totale alla scoperta del raggiro. E della perdita dei soldi. Molto più che una vacanza rovinata.

“Mi trovo a Gallipoli dove li abbiamo truffati tutti”. E’ una delle frasi segnalate dalla stessa polizia postale. Oltre alle indagini classiche, con pedinamenti, gli investigatori hanno svolto (ovviamente) ore di accertamenti tecnici, sondando indirizzi e-mail, telefoni, portali web. E arrivando così a sgominare un gruppo in parte italiano e in parte rumeno. Almeno ventidue soggetti. Tanti ne sono stati denunciati. Per non meno di 600 persone raggirate. Numeri che, da soli, indicano le dimensioni del fenomeno.

“Mi trovo a Gallipoli dove li abbiamo truffati tutti”. Il perché, è presto detto. Per la perfetta riuscita di uno degli imbrogli più diffusi nell’era di Internet, l’affitto di case vacanza inesistenti, alcuni membri dello scaltro (ed esteso, molto esteso) sodalizio usavano recarsi nelle varie località per sopralluoghi. In questo modo, erano in grado di fornire precise indicazioni alle vittime predestinate.

Arrivavano anche a indicare i migliori ristoranti del posto. Qui si mangia bene, qui si spende poco, questo è da evitare. Talmente convincenti, che i raggirati finivano davvero per credere di parlare con residenti di del luogo.

(Video: ecco come agivano)

Gallipoli, dunque, ma anche Rimini, Riccione, Alassio, per il mare, e poi Courmayeur, Livigno e Bormio per la montagna. Da Nord a Sud della penisola, tutti uniti dalla trappola. Messa a segno usando non certo portali sconosciuti, ma ben noti e che operano da tempo nel settore immobiliare. Così, si proponevano in modo fittizio appartamenti in prestigiose località balneari o sciistiche. Erano soprattutto milanesi a essere attratti. Nel solo capoluogo lombardo, sono state ben 254 le querele presentate. Durante le indagini, però, condotte dal compartimento polizia postale di Milano, il volume è cresciuto. Fino ad accertare circa 600 parti lese.

Il risultato finale del grande imbroglio (350.000 euro i proventi), è un dejà vu, per quante volte s’è scritto di casi simili. Arrivate nelle località prescelte per il soggiorno, le vittime finivano invariabilmente per trovarsi di fronte a una di queste situazioni: o le abitazioni erano del tutto inesistenti, oppure occupate dai veri proprietari. Chiaramente ignari di quanto si fosse consumato anche alle loro spalle. Metti di ritrovare casa tua in affitto senza saperne nulla.

Aspetti curiosi? Intere famiglie, in alcuni casi, si sono venute a ritrovare contemporaneamente sotto la stessa abitazione, occupata da persone all’oscuro di tutto. Oltre il danno, la beffa. Quasi uno scherzo messo in atto dai truffatori per ridersela alle spalle di situazioni che, viste magari dall’esterno, potevano avere un non so che di comico.

Le indagini sono state molto articolate. Fino a scoprire tre livelli interconnessi fra loro. Il primo, formato dai presunti capi e promotori dell’associazione, inserivano gli annunci sui servizi della rete, seguivano le trattative telefoniche con le vittime e incassavano. 

Il secondo, composto da rumeni, si occupava di procacciare numerosi prestanome che, previo compenso, attivavano conti correnti presso istituti bancari situati nel territorio lombardo e ligure, grazie ai quali potevano disporre delle carte di pagamento per far confluire i proventi illeciti.

Il terzo gruppo, infine, rappresentava la “manovalanza” dei primi due. Ed era composto da cittadini italiani e stranieri. Dietro un corrispettivo, questi si recavano presso le banche per attivare quanti più conti correnti possibili, fornendo successivamente ai promotori i codici dispositivi per i servizi di home banking e le tessere bancomat necessarie al prelievo. Per l’apertura di ogni conto corrente, spiega la polizia postale, potevano incassare fino a 700 euro, per l’attivazione di una carta fino a 200 euro.

L’attività è nata delle denunce di alcuni raggirati che avevano affittato appartamenti per le festività natalizie, con tanto di contatti telefonici con gli inserzionisti, accordandosi su importi e modalità di pagamento della caparra. E s'è incrociata con le denunce presentate in varie località italiane, fino ad avere un quadro complessivo. Nel caso in questione, risalgono a due anni addietro le denunce presentate di fronte al commissariato di polizia gallipolino. 

Il versamento avveniva mediante bonifico bancario verso un interlocutore (un prestanome sempre diverso) di nazionalità italiana, spesso con accento settentrionale. Una volta effettuata la prenotazione, agli interessati veniva inviato anche un (finto) contratto di locazione. Tutto perfetto, perfino i (finti) documenti d’identità dei (finti) proponenti. Cioè, i volti dei prestanome. Gente che scompariva nel nulla al momento opportuno.

A capo, secondo gli investigatori, c’erano due fratelli milanesi. Numerosi i telefoni cellulari e le schede telefoniche. Su di essi venivano apposti adesivi con i dati del luogo e dell’abitazione oggetto della truffa.

2-12-6

Come difendersi dalle truffe

La Polizia postale e delle comunicazioni raccomanda ai cittadini che organizzano le proprie vacanze online di accertarsi dell’esistenza dell’immobile o della struttura di destinazione; di eseguire analisi social online sull’immobile e sui proponenti; di verificare la ridondanza della proposta e delle stesse foto dell’immobile su annunci diversi con riferimenti telefonici, Iban ed e-mail di locatori diversi; di verificare l’attendibilità dei siti ove la proposta è presentata; di contattare, se del caso, gli uffici del turismo presenti nelle principali località; di procedere al pagamento online mediante sistemi sicuri e certificati.

E' importante anche consultare il sito del Commissariato di P.S. online (www.commissariatodips.it) dove la Polizia di Stato fornisce continui aggiornamenti sull’evoluzione del fenomeno criminale, inviando tempestiva segnalazione sull’apposita sezione in caso di scoperta di un meccanismo truffaldino online.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Il grande imbroglio: case vacanze inesistenti, indagati in ventidue

LeccePrima è in caricamento