Giovedì, 24 Giugno 2021
Cronaca

I plateali furti di bancomat e l'ipotesi di un basista: ipotesi e dettagli inediti

Spunti interessanti dal caso di Zollino e non solo. Usata una 156 Crosswagon rubata a Tricase e ritrovata a Calimera. Nelle settimane precedenti furti in serie, poi tutto è finito. Come nascondiglio, un luogo difficile da scovare. E gli altri assalti agli sportelli automatici, tutti in un lembo di territorio

ZOLLINO - Il lavoro è tanto e di carne al fuoco ce n'è abbastanza. Certo, da qui a dire che i carabinieri della compagnia di Maglie abbiano già imboccato la pista giusta, ancora ce ne passa. O, meglio, nessuno si sbilancia. Per ovvie ragioni. Ma gli elementi per fare luce sul furto consumato poco più di due settimane addietro, l'ultimo, ma anche il più plateale e clamoroso di una lunga serie che ha tolto il sonno ai cittadini di Zollino, non mancano. E sono anche particolari, specie se raffrontati con altri episodi.

In viale Italia, la notte fra il 22 e il 23 aprile, quando è stato smontato e prelevato di peso l'intero sportello automatico di Bancapulia, ad agire sono stati almeno in quattro, con volti ben coperti. E questo già si sapeva. Tanti dettagli di rilievo, che consentono di formulare oggi ipotesi e provare a darle il giusto peso, sono però emersi nelle ore successive. E quasi tutti sono ad oggi inediti. Di più. Alcuni lasciano trasparire, per ora solo a livello di speculazione, un aspetto molto interessante: o la banda era composta di soggetti della zona o dietro potrebbe comunque esservi l'ipotetica presenza di un basista locale.

Ovviamente non è facile stabilire da dove provenissero con esattezza gli autori materiali del colpo. Forse da altre aree della Puglia, come insegna l'esperienza. Leggasi: indagini su episodi simili, in alcuni casi conclusi con arresti e denunce. E questa è stata l'idea che inizialmente è balenata in testa a tutti, non solo agli investigatori.

Ma la conoscenza del territorio manifestata nell'occasione, sarebbe inusuale persino per i più scafati professionisti del crimine. Salvo che, appunto, o non fossero davvero soggetti che risiedono in una determinata area del Salento o non potessero comunque contare sulle indicazioni precise di qualcuno che fra le verdi campagne della Grecìa sa muoversi con destrezza. Anche al buio. In ogni caso, è facile capire come le indagini si stiano probabilmente concentrando pure in zona.

Una fetta dei particolari emersi si deve alle videocamere comunali (quattro in tutto), che, pur con riprese in bianco e nero, hanno immortalato l'intera operazione con sufficiente nitidezza. I filmati sono stati subito acquisiti dai militari della stazione di Soleto e della compagnia magliese, che coordina le indagini. E, a ben vedere, l'azione si è divisa in due atti. Qualcosa, infatti, potrebbe aver disturbato i malviventi, poco dopo aver raggiunto il luogo. A un certo punto si sono allontanati dalla scena, per ritornare però poco dopo e terminare l'opera. Con estrema freddezza.

Ma è bene ricostruire con precisione anche quanto avvenuto nelle ore precedenti. Prima di tutto, l'auto usata. Si tratta di un'Alfa 156 Crosswagon. Nelle immagini visionate proprio a ridosso del fatto, dal design del cofano era sembrata una 159. In realtà, il modello preciso si è evinto zoomando sulla targa: era stata rubata a Tricase un paio di giorni prima del colpo e corrispondeva - appunto - a una 156 per cui era stata sporta denuncia di furto. L'auto è stata poi rinvenuta il giorno successivo rispetto allo sradicamento della cassaforte. L'avevano abbandonata in territorio di Calimera.

Dettagli interessanti. Spesso, come si può notare scorgendo a ritroso cronache recenti, le auto usate per i furti sono risultate sottratte in comuni a nord di Lecce (come Novoli o Squinzano), in provincia di Taranto o in quella di Brindisi. Avvalorando la tesi della provenienza dei banditi da altre province.

Non in questo caso. Addirittura si sono spinti fin nel basso Salento per impossessarsi del veicolo adeguato al trasporto di un così ingombrante oggetto come un bancomat espiantato dalla sua cabina. Dopodiché, sono risaliti verso il centro della provincia di Lecce. E hanno dovuto nascondere l'Alfa per almeno 48 ore fino al momento in cui sarebbe tornata utile. Ecco perché, semmai fossero di fuori provincia, dovevano comunque disporre di un appoggio sicuro.

L'altro particolare che offre spunti è il luogo in cui è stato ritrovato il bancomat, ormai scardinato e svuotato del suo contenuto. Si era scritto nelle prime ore, in modo generico, che si trattava di un'area di campagna fra Martano e Sternatìa. Per la precisione, la banda ha lavorato con molta tranquillità sfruttando il giardino di una villetta che si trova in Contrada Vasci. Un'abitazione - aspetto importante - che nei lunghi mesi invernali è disabitata.

Impossibile pensare che una banda capace di mettere a segno un furto del genere, possa poi andare a casaccio nella ricerca di un luogo appartato, fino a trovare sulla sua via quella villetta. Mai mettere limiti alla provvidenza, ma come colpo di fortuna sembra comunque fin troppo bello e inimmaginabile.

E' possibile, quindi, che qualcuno sapesse che quell'abitazione era vuota, che nessuno avrebbe disturbato. Non solo. Anche trovarla, non è proprio agevole. Bisogna conoscere con una certa dimestichezza il territorio, perché quella villetta di quella contrada si raggiunge dopo essersi lasciati alle spalle la statale 16 Lecce-Maglie ed essersi addentrati in mezzo a stradine interpoderali che, specie in assenza di luce, possono provocare disorientamento.

IMG-20150423-WA0003-3Tant'è: una volta che la cassaforte è stata divelta e i soldi prelevati, i malviventi sono ripartiti, abbandonando la 156 nei dintorni di Calimera e allontanandosi con un altro mezzo. A quanto pare, si tratterebbe di un furgone. Altro elemento raccolto dagli uomini coordinati dal capitano Luigi Scalingi in fase d'indagine e sul quale sono al lavoro.

Ma c'è un altro aspetto che colpisce molto e che giustifica tanto interesse per quello che, in apparenza, è un crimine come tanti (troppi) altri. E nemmeno il più eclatante della storia. Ed è il fatto che, dentro Zollino, un paio di settimane prima di quel fatto, si fossero verificati altri furti in serie.

Sono state saccheggiate abitazioni private, un bar, un camion di un fruttivendolo, la sede di un'associazione. Sono stati portati via persino mobili e amplificatori. Tanto da smuovere molti cittadini alla protesta. LeccePrima aveva raccolto le lamentele e ascoltato anche il sindaco, Antonio Chiga. Ebbene, proprio la notte dopo l'uscita di quell'articolo, è avvenuto quello che si potrebbe definire il colpo di scena finale. Nel vero senso della parola. Perché dopo il furto del bancomat, a Zollino è tornata all'improvviso la calma. E non è sparito più nemmeno uno spillo.

Forse la situazione è rientrata alla normalità per via dei controlli, che sono inevitabilmente aumentati. O forse qualcuno potrebbe essersi insediato nei dintorni per un certo periodo, aver fatto man bassa, per poi sparire dalla circolazione dopo aver attirato troppa attenzione, ma non senza lasciare come ricordo il gesto così scenografico di far sparire un intero bancomat da una delle vie principali e sotto l'occhio delle videocamere. Un'ipotesi anche questa, magari la più azzardata e fantasiosa. Eppure, le coincidenze non mancano e in fin dei conti, se non si percorrono tutte le strade, non si arriva mai a un traguardo.

A tal proposito, ecco che si apre l'ultimo e non meno interessante aspetto, forse il principale (e dipenderà anche da che diramazione assumeranno le indagini). Ovvero, come dimenticare gli altri assalti a sportelli automatici? Il 17 marzo al Banco di Napoli di Caprarica di Lecce (fallito); il 30 marzo, al Conad di Cavallino (riuscito); il 18 aprile alla Mps di Arnesano (fallito); il 23 aprile, appunto, alla postazione di Bancapulia a Zollino. A parte l'estrema vicinanza temporale (poco più di un mese dal primo all'ultimo furto), c'è quella geografica. Osservando una mappa, si può notare con facilità come si possa tratteggiare un percorso ideale in cui i punti più lontani (Arnesano e Zollino) distano fra loro appena 30 chilometri.

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