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La sera dell'agguato a Potenza.

La sera dell'agguato a Potenza.

Il racconto del collaboratore di giustizia, a Casarano comandavo io

Le verità di Tommaso Montedoro, dal traffico di droga agli affari illeciti, negando ogni coinvolgimento nell'omicidio Potenza e nel tentato omicidio Spennato

LECCE – “Io avevo il controllo delle attività illecite su Casarano, nel senso che non permettevo ad altri soggetti di intervenire sul territorio senza il mio consenso”. A comandare a Casarano è il 41enne Tommaso Montedoro. E’ lui stesso a raccontarlo, in una località segreta lo scorso 4 settembre, al procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi e al maggiore Paolo Nichilo, comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri di Lecce, dopo aver deciso di collaborare con la giustizia. “E' il traffico di droga che ha portato a me i benefici economici – spiega nelle sue logiche criminali –. Per quel che riguarda gli imprenditori è importante averli amici e trarne dei benefici al bisogno, quali ad esempio assunzioni o altro tipo di cortesie”. Montedoro nega, inoltre, di aver mai fatto parte della Sacra corona unita: “Non ho mai fatto giuramento e se pur tuttora tali pratiche vengono ancora effettuate all'interno e all'esterno del carcere, io ne sono stato sempre fuori. Al mio pari anche Augustino Potenza. Ciò dipende forse dal fatto che la nostra ascesa criminale è stata influenzata dalla vicinanza a Vito Di Emidio, che notoriamente non credeva a tutte le "storie" della Sacra corona unita e dei giuramenti”.

Gli affari

Agli inquirenti il neo “pentito” spiega i suoi affari illeciti: “Voglio precisare che la mia attività è stata sempre incentrata sul traffico di sostanze stupefacenti, era quello che produceva gli introiti. Non ho mai fatto estorsioni”. Una sorta di gestione monopolistica, in cui non si è mai opposto al fatto che altri la vendessero su Casarano: “Quello che io imponevo era che i miei fornitori la cedessero solo a me e che i miei spacciatori cedessero solo la mia. Mi sono anche attivato affinché su Casarano non vi fossero estorsioni da parte di altri soggetti”.

L’omicidio Potenza

Montedoro nega di aver avuto alcun ruolo nell’omicidio di Augustino Potenza, il 42enne assassinato a colpi di kalashnikov nel parcheggio di un centro commerciale di Casarano il 26 ottobre del 2016. La loro è una storia che affonda nel passato e sono stati considerati due luogotenenti del boss brindisino Vito Di Emidio. “Io ne sono estraneo – spiega il 41enne –. Per quanto ne so i responsabili sono da individuarsi in lvan Caraccio, mio coimputato e che io avevo progettato di ammazzare, nonché due soggetti di Torchiarolo. Nonostante vi fossero dei contrasti con Potenza io non avevo alcun interesse ad ammazzarlo in quel periodo poiché consapevole che ciò avrebbe determinato delle restrizioni nei miei confronti in prossimità delle decisioni giudiziarie in ordine all'omicidio De Salve”.

Il tentato omicidio Spennato

Anche in merito all’altro grave fatto di sangue accaduto a Casarano sul finire del 2016, il tentato omicidio di Luigi Spennato (il 41enne gravemente ferito a colpi di pistola e kalashnikov il 28 novembre), di cui è accusato di essere il presunto mandante nell’indagine denominata “Diarchia”, Montedoro respinge le accuse, spiegando di averne saputo solo dopo i fatti e che gli esecutori materiali dell'agguato sono stati Giuseppe Moscara, Andrea Del Genio e lvan Caraccio (che avrebbe procurato il kalashnikov), con il coinvolgimento di Luca Del Genio, che però non partecipò all’agguato.

Uccidete Ivan Caraccio

Il collaboratore conferma di aver ordinato di eliminare Caraccio, ritenuto inaffidabile e “chiacchierone in quanto drogato e abituale ad alzare il gomito”, che in giro si vantava del tentato omicidio Spennato. Fu lui a ordinarlo: “Ad ammazzare Caraccio dovevano essere Moscara e Luca Del genio, mentre Andrea si era inizialmente tirato dietro essendo suo amico. Poi, successivamente si era deciso a prendere parte all’omicidio”.

I membri del gruppo

Montedoro parla dei suoi sodali, Cosimo Damiano Autunno e Giuseppe Corrado, attivi nel settore della droga. Con loro nel 2015, tornato a Casarano agli arresti domiciliari, ricomincia il traffico di droga: “Il primo acquisto dì stupefacente venne fatto da me, Autunno e Corrado per un investimento iniziale dì ventimila euro, di cui diecimila li misi io, e gli altri diecimila li misero, divisi a metà, loro”. E ancora Toni d’Aquino, suo collaboratore nel traffico di stupefacenti. Poi è la volta di Luca Del Genio, suo amico d’infanzia, figura a lui molto vicina, una sorta di luogotenente.

Discorso a parte riguarda Marco Petracca. I due sono amici da quando erano bambini, e quando Petracca ha problemi economici, Montedoro interviene per dargli una mano. In cambio il vecchio amico si mette a disposizione e viene utilizzato per qualsiasi esigenza nel campo del lecito, come rintracciare alcune persone. E’ lui, in particolare, a gestire “tutte le operazioni finanziarie legate alla costituzione o rilevamento di azienda o società”, senza mai entrare negli affari illeciti del suo amico.

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