Il racconto: se le istituzioni vanno in tilt per otto cuccioli abbandonati

Le bestiole si trovavano in un punto molto pericoloso, all'altezza di una curva a gomito all'ingresso di San Cataldo, uscendo dalla pineta. La storia di un salvataggio narrata in prima persona da un giovane di Lecce. Un'odissea di ore per ottenere un intervento. E qualche riflessione in merito

SAN CATALDO (Lecce) – Un’e-mail scritta di getto e carica di umana collera. Di mezzo, le sorti di otto cuccioli di cane abbandonati. Quindi, i rischi per loro e per gli automobilisti di passaggio. Perché le povere bestiole, non bastasse già il trauma di trovarsi spersi, erano all’altezza di una curva a gomito molto pericolosa, all’ingresso di San Cataldo per chi proviene dalla via di Fondone, una volta imboccata la pineta. E non c’è solo questo, ma anche (e forse soprattutto) la frustrazione di non riuscire a risolvere il problema in tempi rapidi, dopo telefonate continue alle fonti istituzionali, ottenendo poco o nulla.

Un cortocircuito – spiace dirlo – tipicamente italiano, per cui in certe situazioni sembra che non si sappia mai bene di preciso chi debba fare cosa. Tutto questo nel cuore della notte, fino alla minaccia proferita per telefono, più una provocazione dettata dall’esasperazione: “Mandate qualcuno o mi pianto di traverso con la macchina e blocco il traffico”.

Contattiamo l’autore della rabbiosa segnalazione, che ha allegato anche alcuni immagini. Ritraggono i teneri cuccioli, ora in salvo. Risponde dall’altro capo del telefono un ragazzo gentile ed educato, un giovane padre di famiglia. E basta solo ascoltare la sua voce per pochi minuti, ora calma e posata, ma con un accenno di mestizia, per inquadrare meglio tutto. Domenico Sebastiano Esposito, 29enne leccese, commesso in un’attività commerciale, ha uno spiccato senso civico, la convinzione di aver agito per il meglio, di aver fatto quello che ogni bravo cittadino dovrebbe fare, sempre, ma è deluso per i gangli di un meccanismo che s’è inceppato con troppa facilità.

E pensare che ha semplicemente chiesto aiuto per otto cuccioli. “Cosa sarebbe successo se qualche auto si fosse schiantata cercando di evitarli, nel buio?”, ci chiede e si chiede. Già, cosa sarebbe successo? Forse sarebbero scattate forze in massa. Sempre dopo. E la prevenzione?

La vicenda risale alla sera di lunedì 25 agosto. Riportiamo alcuni passaggi della mail, depurati di qualche “francesismo” di troppo. Ovviamente è una versione di parte, quindi chiunque si sentirà tirato per la giacchetta, avrà facoltà di replicare. Anzi, il caldo invito è proprio a farlo, a fornire chiarimenti e spiegazioni, magari rettifiche se qualcosa non torna. Una cosa è però certa. “Io non ho problemi a firmarmi”, spiega Esposito. “Quello che racconto è tutto vero”.

Ebbene: “Curva del depuratore, otto cuccioli abbandonati al centro della carreggiata, non illuminata. Chiamo i vigili urbani del comune di Lecce, ore 23,53. Mi dicono che quel tratto è di competenza dei vigili di Vernole, che da chiamate precedenti, di un’ora, non rispondono”.

“I vigili di Lecce durante la chiamata mi confermano che sono a conoscenza della situazione dalle ore 16 – aggiunge Esposito -, chiamati a loro volta da una famiglia barese in vacanza nel Salento”. “Chiedo loro del perché dalle 16 fino le 23.53 non hanno contattato i vigili di Vernole, la loro risposta è stata: ‘Chiami i carabinieri’” .

“Chiamo i carabinieri – prosegue -, mi passano la polizia, la stessa mi rimanda al centralino dei carabinieri”. “Stanco – aggiunge -, chiamo i vigili del fuoco, gentilmente mi forniscono un numero di cellulare, dopo oltre dieci telefonate, mi arriva un numero tramite messaggio con il telefono dell’Anpana”. L’Anpana, giova ricordarlo, è un’associazione di guardie zoofile nazionale che ha una sezione anche a Lecce.  

“Tra una telefonata e l’altra mi reco ad acquistare due panini, due litri di latte, 300 grammi di prosciutto. Divorati in meno di 30 secondi”. Dettaglio di colore, ma neanche tanto, assente nella mail: vista l’ora tarda, Esposito ci racconta che ha dovuto fare ricorso a un ristorante che si trova nelle vicinanze, dove solitamente sono abituati a sentirsi richiedere piatti a base di pesce e frutti di mare. Immaginarsi la scena.

“Prontamente arrivano sul luogo – prosegue, riferendosi alle guardie -, e dopo varie telefonate per autorizzazioni nel procedere, si riesce a far intervenire l’unità cinofila di Castrì diretta dall’Asl di Lecce”. Qualche altro dettaglio che rende meglio l’idea. “In auto li ho scansati per un pelo, fossi stato in moto, sarei caduto rovinosamente e rimasto lì sull’asfalto”. E tornando all’intervento: “Ore 00.30, le guardie dell’Anapa, tra cui la signora Primula Meo, mettono in sicurezza gli animali, spaventati, tra la folta vegetazione e i rifiuti, solo grazie alla loro tenacia nel sporcarsi la divisa, che in quel momento ha assunto per me un grande valore”. “Gli unici – sottolinea con forza - a capire la gravità della situazione, per la sicurezza altrui e quella degli animali, davanti ad una piccola folla di persone formatasi per l'occasione. Hanno dato la possibilità a queste creature di vivere”.

Per la verità, c’erano nella mail anche passaggi un po’ più pesanti. Per esempio, qualche apprezzamento irripetibile (ma su cui è impossibile non essere d'accordo nella sostanza) a carico dei vigliacchi che hanno abbandonato i cuccioli. O qualche commento sarcastico sulle risposte che sarebbero state fornite da polizia, carabinieri e vigili. La rabbia del momento, è chiaro. Ma resta la forte amarezza.

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E’ possibile che ci vogliano tante ore, nonostante ripetute segnalazioni, per risolvere un simile caso? E’ possibile, soprattutto, che non vi sia un raccordo per un intervento immediato, quasi esistesse fra un corpo e un altro una sorta di camera a tenuta stagna? Non sempre si può addebitarte tutto alla carenza di forze negli organici, problema pure reale. A volte è solo questione di buona volontà e organizzazione. 

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