Il sacrificio di un bimbo e l'uso della libertà: il monito del vescovo

Un'omelia commossa e non priva di qualche accento forte. Monsignor Filograna ha ricordato la figura del ragazzino di 10 anni, la donazione degli organi perché altri possano vivere ed mandato richiami: "Dio ci dà la scelta fra bene e male"

Luca Capoccia Photo.

TREPUZZI – Come accettare la morte di un bimbo? “Non si riesce ad accettare”, ha esordito monsignor Fernando Filograna, davanti a una folla commossa, silenziosamente stretta in un immenso abbraccio al feretro del piccolo Roberto. Il vescovo della diocesi di Nardò e Gallipoli è tornato a Trepuzzi, dove in passato è stato parroco della chiesa Santa Maria Assunta, per l’ultimo saluto al piccolo Roberto Ragione. A dieci anni è stato strappato alla vita in un terribile incidente. E nell’ora più difficile, è stato chiamato nella sua omelia a scavare nei cuori e a trovare parole di conforto, soprattutto offrire una chiave di lettura a un sacrificio difficile da accettare.          

Sul sagrato della chiesa della Santa Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria, ha così accomunato l’immolazione di Roberto a quella di Cristo, che “considerava suo amico e che ora è con lui”, come avrebbe concluso. Nel mezzo, un lungo discorso, a tratti con voce commossa, sul senso più profondo della libertà. Un discorso in cui non sono mancati accenni anche forti, perché nel libero arbitrio è contemplata la possibilità di scegliere di essere “superficiali e irresponsabili”. Un riferimento appena accennato, ma forte e chiaro, proprio al modo in cui è Roberto morto. Dunque, un richiamo a fare uso coscienzioso e giusto della libertà.   

“La natura vuole che i giovani seppelliscano gli adulti, non il contrario. Vogliamo con la nostra presenza e la nostra preghiera assicurare ai genitori, ai nonni, a tutti i parenti, che non sono soli nell’affrontare il dolore. La nostra presenza, la nostra vicinanza, la nostra preghiera, vogliono essere una piccola  consolazione”, ha detto il vescovo.

“E’ un momento difficile”, ha proseguito. “Siamo di fronte a un mistero grande. Siamo stati in questi giorni assaliti dalle inevitabili domande: perché?” “E sappiamo – ha proseguito monsignor Filograna - che difficilmente troveremo una risposta per pacificare il nostro cuore”. “Dobbiamo accettare di restare in questa condizione di sbandamento, disorentiamento e d’impotenza”. “Possiamo appena balbettare qualche parola di circostanza, ma sicuramente possiamo pregare e ascoltare la parola di Dio che oggi vuole arrivare al nostro cuore”.

“Se guardiamo questa bara, si spalanca davanti a noi il gemito della morte – ha aggiunto -, ma dobbiamo trovare la forza per alzare gli occhi verso il cielo e incrociare lo sguardo di Dio. E noi sappiamo che Dio ha creato la vita, non vuole la morte. A lui sta tanto a cuore la nostra vita. Si è persino fatto uomo come noi per sperimentare le nostre vicende, per darci un esempio e aiutarci. E quando è arrivato il momento di sperimentare la morte, l’ha abbracciata. Si è offerto. Ha dato la vita per noi. E per quest’offerta il Padre l’ha resuscitato, l’ha glorificato e grazie alla sua offerta anche noi godiamo della glorificazione e della resurrezione”.

“Come possiamo chiedere conto a Dio della morte di un bambino – ha quindi proseguito - se Gesù, anche lui giovane, innocente, è morto per noi? Poteva benissimo impedire ai suoi crocifissori d’inchiodarlo sul legno della croce. Non l’ha fatto. Come non ha fermato la macchina assassina che ha travolto Roberto”. “Il Signore ci ha creato liberi – è stato il monito del vescovo, il momento più carico di tensione - e noi siamo liberi di scegliere il bene o il male, di essere anche irresponsabili, superficiali, distratti, cattivi. Liberi di rovinare la vita nostra e la vita degli altri. Ma la libertà rimane sempre un valore sublime, anche se così fragile”.

_LUC5364-2“Il Signore – ha voluto quindi spiegare - s’è fatto uomo proprio per liberare la nostra libertà, guarirci dalle nostre schiavitu, sanare il nostro cuore malato. Ma dobbiamo accettare la sua proposta, vivere i suoi insegnamenti e accoglierlo nella nostra vita”.

“La morte rimane con tutta la sua potenza nella nostra vita, ma sappiamo che Dio non è indifferente. Dio ci accompagna e oggi vuole farci guardare dentro l’assurdità della morte per orientarci dopo”. “Anche la morte di un bambino – ha detto il vescovo - che sembra insensata, acquista un nuovo significato. Ecco perché dobbiamo orientare lo sguardo verso il cielo e scorgere l’altro volto della morte. Noi crediamo che Roberto è vivo e sorridente fra gli angeli e i santi”.

“La vita di Roberto, così brutalmente strappata ai suoi affetti e ai suoi sogni, non è perduta”. “Il suo sorriso non si è spento”. “Il suo sguardo furbino è rivolto a noi per invitarci a credere che la vita è un  dono grande, che ora ci attende in cielo e che vale la pena vivere per l’amore”.

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“Robertino – ha concluso - aveva un cuore grande, pur essendo piccolo. Non voleva bomboniere per la sua festa, ma opere di bene. Ha donato i suoi organi perché altri potessero continuare a vivere. Roberto aveva un bel rapporto con Gesù. Lo considerava suo amico. E non trascurava di vivere in preghiera. Ora Gesù è con lui, l’ha accolto fra le sue braccia”.   

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