Lunedì, 26 Luglio 2021
Cronaca

Il salentino Daniele Scorrano tra i nuovi sacerdoti della Fraternità San Carlo

Il 22 giugno saranno ordinati dal vescovo di Reggio Emilia – Guastalla otto preti ed un diacono, a alcuni dei quali già pronti a partire per l'Austria, il Cile, Taiwan e la Russia: tra loro, il 34enne, originario di Sannicola

Daniele Scorrano

SANNICOLA - C’è chi andrà a Taipei e chi a Santiago del Cile, chi a Vienna e chi a Mosca, e chi resterà a Roma. Tutti andranno comunque in missione e vivranno in una casa con altri sacerdoti, perché questi sono i due pilastri della Fraternità San Carlo: missione e vita comune. Sabato 22 giugno, alle 15.30, nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, monsignor Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia - Guastalla, fondatore e già superiore della Fraternità san Carlo fino al 2012, ordinerà otto sacerdoti e un diacono. E tra loro, ci sarà anche il 34 enne salentino, Daniele Scorrano.

Gli altri candidati all'ordine sacro sono Nicolò Ceccolini, 25 anni di Gabicce Mare (Pu), Donato Contuzzi, 33 anni, lucano, Matteo Dall’Agata, 32 anni, di Forlì, Francesco Ferrari, 31 anni, di Reggio Emilia, Stefano Lavelli, 35 anni, di Piacenza, Lorenzo Locatelli, 32 anni, romano, Paolo Paganini, 32 anni, milanese. Nella stessa celebrazione sarà ordinato diacono Michele Benetti. La Fraternità San Carlo, nata nel 1985 su ispirazione di don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e liberazione, è oggi presente con 25 case in 17 paesi del mondo. Ha 119 preti e 40 seminaristi.

Daniele Scorrano spiega di non aver mai pensato di diventare sacerdote: "Volevo sposarmi - racconta -, formare una bella famiglia con almeno sette figli. Pensavo che avrei comprato un casolare in campagna circondato da alberi e animali dove avrei potuto invitare sempre gli amici. E avrei comprato anche un camper per viaggiare in tutto il mondo portandomi dietro la mia casa".

Terzo di quattro figli di padre ferroviere e madre casalinga, con una vita semplice, segnata dal ritmo della natura e dalle tradizioni: d’inverno la raccolta delle olive, d’estate la produzione della salsa di pomodoro, la domenica sera a casa della nonna con tutti i parenti. E la vita in parrocchia: "In casa - spiega - non si parlava di fede, di religione o della Chiesa. Non si facevano mai grandi discorsi, ma si vivevano le cose quotidiane, materiali e concrete. Spesso si litigava, ma poi si ricominciava sempre".

"Da mia madre - prosegue - imparavo che era possibile donare la vita, anche a costo di sacrifici, per amore dell’unità. Mio padre mi insegnava che l’affetto non si dimostra con le parole, ma con il lavoro e la presenza. Da lui ho ereditato una certa spinta all’intraprendenza". Scorrano poi ricorda come sin dalle medie abbia iniziato a lavorare come fruttivendolo, venditore di scarpe, poi come cameriere. Negli anni universitari ha fatto l'insegnante privato, il promotore di un museo, l'operaio in una tipografia, l'attore in una piccola compagnia teatrale e il cronista televisivo, lavoro che ha lasciato per studiare filosofia in Germania.

"Poi - aggiunge - la grande avventura come presidente diocesano dei Giovani di Azione Cattolica. Avvertivo in me tanti desideri. Sentivo di essere fatto per qualcosa di grande. Intanto rincorrevo mille passioni, non volevo perdermi nulla della vita". Quindi, l'ingresso in seminario, dove sottolinea di essersi sentito "cercato da Dio" con "una corte spietata", "ma sempre discreta": "Ora sono qui e sono tuo - conclude -, mio Dio e mio tutto".

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