Cronaca

Il Salento che non si vede nel dossier del volontariato

Il Centro servizi ha presentato un volume sulle emergenze in provincia. Quadruplicato in 5 anni il numero dei poveri, ridotti i servizi sociali e sanitari. Senza dimenticare carceri e ambiente

Da sinistra, Serenella Pascali, Luigi Russo, Daniele Ferrocino.

LECCE - Come in un'esercitazione di chirurgia, il Salento è stato messo su un tavolo, dissezionato e studiato nelle sue viscere più nascoste. Al termine dell'esame laborioso sono state estratte sette spinose emergenze condite da molta ipocrisia. Lo ha detto Luigi Russo, presidente del Centro servizi volontariato Salento (Csvs), nel corso della presentazione il dossier "Visti da noi"(in allegato, la sintesi con la schede principali).

Il volume, che raccoglie le inchieste curate dalla redazione di Volontariato Salento - testata interna coordinata da Serenella Pascali - getta uno sguardo di luce sulle zone d'ombra che opprimono il territorio, ma dall'interno. Perché in superficie, di quello che c'è scritto nelle 350 pagine del rapporto, c'è solo traccia occasionale.

Partendo dalla povertà, la prima delle anticamere del disagio diffuso e taciuto. Il Banco delle opere di carità della Puglia - che non è un ente di piagnoni o di antagonisti - certifica la quadruplicazione del numero di assistiti per esigenze primarie come l'alimentazione, l'alloggio, il vestiario. Dal numero di 11mila nel 2005 a quello di 42mila nel 2010. Don Attilio Mesagne, direttore della Caritas diocesana, ha raccontato di curatori del volume che anche in un paio d'ore vengono distribuiti oltre 200 pacchi dono a persone che arrivano nella chiesa di San Giovanni Battista.

Non è stato facile raccoglier tutte le informazioni, precisa Russo. E non si fa fatica a comprenderlo: il solo fatto di far emergere quanto cova sotto la cenere è imbarazzante per chi ha la responsabilità politica dei servizi alla persona. Ospedali, ambiente, immigrazione, condizione carceraria, disabilità, cure psichiatriche. I numeri rimbalzano tra le pagine come pugni di un pugile su un corpo piegato e non sono certo confortanti. Nel 2010 erano 2187 gli alunni con disabilità iscritti nelle scuole della provincia a fronte di 1166 insegnanti di sostegno, circa la metà.

E che dire dinanzi al fatto che nel Salento il numero di Tso (trattamenti sanitari obbligatori) è di gran lunga il più alto della regione, con la certezza che i servizi dei sei centri diurni esistenti sul territorio saranno garantiti fino al termine di quest'anno? E che il numero di tumori è superiore alla media pugliese dal 5 al 20 per cento? Le risposte potrebbero venire dallo stesso mondo del volontariato e del terzo settore. "La seconda fase di questo lavoro - annuncia Luigi Russo - sarà la nascita di laboratori socio-politici permanenti tra politica e volontariato, nei quali affrontare, con gli interlocutori interessati ai vari settori (politici, volontari, esponenti della cultura, chiesa), i problemi emergenti, nel tentativo di individuare anche azioni coerenti di risposta politica e culturale".

"È questo il senso della sussidiarietà - ha ribadito Daniele Ferrocino del Forum Terzo settore Puglia - che favorisce l'azione dei cittadini creando azioni virtuose tra politica, cittadinanza e mercato". Un'alleanza, insomma, costruita su tre pilastri e fondata su una nuova consapevolezza civica. "Bisogna uscire dalla logica - ha sottolineato Ferrocino - che questi problemi siano un affare della politica e basta". E a proposito di mobilitazione del basso, a breve il Csvs presenterà un'accurata ricostruzione della vicenda della statale 275 Maglie - Leuca, prendendo spunto dalla quale Russo ha concluso: "Non vogliamo fare la guerra alle istituzioni, ma non vogliamo nemmeno subirla".

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