Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca

Il Tar annulla l'ordinanza contro i "banditi del clima"

La prima sezione del Tribunale amministrativo regionale di Lecce ha accolto la tesi dei legali del promotore della campagna di GreenPeace. Gli attivisti erano stati giudicati "socialmente pericolosi"

Il caso aveva scatenato un putiferio politico, e non solo: un'ordinanza emessa dal questore di Brindisi vietava a dodici attivisti di Greenpeace di rientrare in città per i prossimi tre anni. Motivo: ritenuti "socialmente pericolosi". Dodici persone, un manipolo di attivisti, lavoratori e studenti di tutta Italia, e fra questi anche una mamma incinta (due i salentini del leccese) la cui colpa era stata quella di aver manifestato il 30 novembre scorso contro le emissioni nocive in ambiente, erano stati destinatari di un'ordinanza che adesso è stata annullata dalla prima sezione del Tar di Lecce (Aldo Ravalli presidente, Ettore Manca e Carlo Dibello). Nell'occasione, entrarono nella centrale a carbone di Cerano e dalla terrazza fecero calare uno striscione: "First Climate Killer in Italy" ("Primo killer del clima in Italia"). La decisione assunta dal questore di Brindisi è però stata impugnata da Giuseppe Onufrio, direttore della campagna, che nel ricorso contro di questi ed il ministero dell'Interno, rappresentati dall'avvocatura distrettuale dello Stato, si è avvalso della difesa dei legali Luca Gaslini di Alessandria e Nicola Stefanizzo di Lecce.

Nelle motivazioni della sentenza del Tar di Lecce, un passaggio particolarmente importante è quello il quale stabilisce che "l'attività dimostrativa è stata attuata a difesa di valori costituzionalmente protetti quali l'ambiente e la salute della popolazione" e che "la manifestazione trova apprezzabili e giustificati presupposti nella situazione di grave rischio ambientale dichiarata da tempo per il territorio di Brindisi". I giudici del Tar sottolineano, inoltre che, "anche se deve accreditarsi che la centrale di Cerano sia conforme alla legge nel rispetto dei limiti di emissione e nell'utilizzo della migliore tecnologia a bassa immissione in atmosfera di polveri sottili e sostanze inquinanti, resta la situazione a rischio ambientale cui partecipa la centrale stessa con l'utilizzazione del carbone, come resta quale fatto accertato la natura inquinante di vari elementi prodotti dalla sua combustione e dispersi in atmosfera".

"Considerato, quindi, che l'azione di Greenpeace appare reazione alla violenza inquinante cui è sottoposto il contesto ambientale, tale da far recedere di significato eversivo modalità ed intrusioni attuate diversamente non ammissibili", proseguono i giudici , e visto che "nel contesto descritto appare del tutto inconfigurabile la valutazione di persona "socialmente pericolosa" (il riferimento è chiaramente diretto al ricorrente, Giuseppe Onufrio, NdR)", di fatto il Tar di Lecce "sospende il provvedimento del Questore di Brindisi". Una sentenza che apre quindi la strada anche agli altri undici attivisti allontanati. Già ieri alcuni esponenti politici della città avevano dato un segnale a favore di Greenpeace, con un ordine del giorno presentato dal consigliere dell'opposizione Fabrizio Scoditti che aveva visto Nicola Di Donna, presidente del Consiglio comunale, primo firmatario: dare la cittadinanza onoraria ai "banditi del clima" (così si erano definiti, ironicamente, gli aderenti di Greenpeace destinatari del provvedimento). Una manifestazione di solidarietà giunta dopo la stessa iniziativa dell'associazione ambientalista, che sul proprio sito ha lanciato una mobilitazione generale per inviare una foto con il messaggio "Anche io bandito del clima".

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