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Il Tar: i carabinieri hanno diritto all'avvicinamento per motivi famigliari

Storica decisione dei giudici amministrativi che hanno accolto il ricorso di un carabiniere leccese che ha chiesto di essere trasferito

LECCE – E’ una sentenza, quella emessa dai giudici del Tar di Bari, destinata a far scuola nel panorama della giurisprudenza amministrativa italiana. Non solo per le conclusioni a cui si è giunti, ma soprattutto per le ragioni indotte dai giudici che pongono un nuovo orizzonte in una delicata materia. La storia è quella di un carabiniere di stanza fuori regione che ha chiesto l’avvicinamento a Lecce per poter assistere i genitori anziani e non autosufficienti. Il comando dei carabinieri della Puglia lo ha destinato a ben 400 chilometri da casa, vanificando i motivi dell’avvicinamento. Il militare ha chiesto nuovamente l’avvicinamento a Lecce, ma la domanda è stata respinta.

Il carabiniere, assistito dagli avvocati Cristian Sturdà e Luisa Carpentieri, si è rivolto al Tar di Bari chiedendo giustizia. Il Tribunale amministrativo pugliese ha accolto l’istanza del militare, affermando che “il comando dei carabinieri non può negare il trasferimento richiesto ai sensi della Legge 104 senza motivare compiutamente le ragioni del diniego”. Il Tar ha evidenziato che a fronte della discrezionalità riconosciuta dall'ordinamento militare all’amministrazione in materia di trasferimento, “l'unico strumento di controllo di legalità esercitabile dall’interessato rimane l’analisi della motivazione del provvedimento di diniego, che richiede, quanto meno, una ponderazione concreta tra le specifiche esigenze familiari con quelle di servizio e la disponibilità negli organici degli uffici interessati dal trasferimento, sulla base di parametri oggettivi, anche numerici, certi, non potendosi ritenere congrua argomentazione motivazionale il generico richiamo a gravi carenze di organico, poiché ciò renderebbe oscuro l’iter logico ed istruttorio seguito dalla pubblica amministrazione nel caso concreto ed astrattamente rigettabili un numero indefinito di domande”, come accadeva fino ad oggi.

Quindi, il rigetto espresso sulla base di generiche esigenze di organico non è legittimo e deve essere annullato, consentendo al militare di potersi finalmente avvicinare alla sua famiglia.

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