Lunedì, 26 Luglio 2021
Cronaca

Il terremoto giudiziario si abbatte su Palazzo Carafa

Il sostituto procuratore Cataldi ha richiesto il rinvio a giudizio di 11 indagati nell'intreccio "affari & politica" del 2003. Fra i nomi illustri Adriana Poli Bortone, il sindaco e molti assessori

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Si abbattono come una rasoiata sulla credibilità dell'amministrazione comunale di Palazzo Carafa del 2003 le richieste di rinvio a giudizio avanzate dal sostituto procuratore Guglielmo Cataldi per undici indagati nell'intreccio "affari & politica". Rischiano il processo nomi illustri della politica cittadina. Oltre all'ex-primo cittadino Adriana Poli Bortone, nel filone dell'inchiesta compaiono anche i nomi dell'attuale sindaco di Lecce, Paolo Perrone e degli assessori con importanti incarichi nell'esecutivo dell'ultima amministrazione Andrea Corvaglia, Angelo Tondo, Salvatore Bianco, Ennio De Leo, Eugenio Pisanò e Giovanni Garrisi. L'inchiesta si era conclusa con una richiesta di archiviazione presentata dalla procura antimafia. Il gip del tribunale di Lecce, Antonio Del Coco, dispose ulteriori approfondimenti culminati nella proposta di rinvio a giudizio per gli undici indagati con l'accusa di abuso d'ufficio.

Il mala-affare, secondo la Procura, è legato ad una delibera di giunta datata 12 giugno 2003, che destinò, in violazione delle leggi, 65mila euro ad una cooperativa composta da ex-detenuti per l'affidamento dei lavori di pulizia e di manutenzione della marina di San Cataldo in un ampio progetto di riqualificazione della marina leccese. L'ipotesi di abuso d'ufficio pende anche sulla testa dell'allora assessore allo sport Salvatore Bianco, che avrebbe promosso la costituzione della cooperativa e assicurato per conto dell'amministrazione comunale i servizi di guardiania delle bancarelle natalizie a persone non munite della regolare autorizzazione rilasciata dal prefetto. L'ipotesi di reato, sempre abuso d'ufficio, aggravata dall'aver favorito l'associazione mafiosa, è stata ipotizzata dal sostituto procuratore Guglielmo Cataldi nei confronti di Antonio e Michele Guida, entrambi dirigenti del settore attività economiche e produttive del Comune di Lecce.

Dello stesso reato risponde anche Piergiorgio Solombrino, all'epoca dei fatti dirigente responsabile del settore tecnico, per aver affidato i lavori di qualificazione alla cooperativa "santo fascia costiere" senza aver bandito alcuna regolare gara d'appalto. Delicata la posizione dell'attuale assessore all'Urbanistica e all'Ufficio Casa, Roberto Marti. L'ipotesi mossa nei suoi confronti è di voto di scambio aggravato dalla finalità mafiose. Ad incastrare l'assessore ci sarebbero alcune conversazioni telefoniche con l'imprenditore Mauro Matarrelli nelle quali sarebbe emersa la sua disponibilità a promettere importanti favori in cambio di voti.

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