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Giovedì, 19 Maggio 2022
Cronaca Miggiano

Presunti illeciti nel mercato di Miggiano: assolti sindaco di Ruffano e altri tre

Per i giudici della seconda sezione penale del tribunale di Lecce, il fatto non sussiste. Accolta la tesi della difesa: gli interventi erano urgenti, quindi l’affidamento alla ditta fu regolare

MIGGIANO - Tutti assolti con formula piena i quattro imputati finiti sott’accusa per presunti illeciti commessi nell’affidamento dei lavori nel mercato coperto di Miggiano. Tra questi c’era il sindaco di Ruffano Antonio Rocco Cavallo, 54 anni, accusato di aver agevolato una ditta, al tempo in cui ricopriva il ruolo di dirigente responsabile dell’ufficio tecnico (di Miggiano). Per il collegio della seconda sezione penale del tribunale di Lecce, presieduto dal giudice Stefano Sernia (con relatrice, la collega Annalisa De Benedictis), “il fatto non sussiste”.

Oltre a Cavallo, sono stati assolti anche l’imprenditore che, secondo gli inquirenti, avrebbe goduto di una corsia preferenziale, Daniele De Giorgi, 58 anni, di Taurisano, responsabile legale della omonima società, Andrea Toma, 43 anni, di Casarano, titolare di un’altra ditta, “Art Rame di Toma Andrea”, che svolse alcuni interventi nei locali del mercato, e la direttrice dei lavori Cosima Maruccia finita tra gli imputati a dibattimento già avviato.

Solo per i primi due la pubblica accusa, rappresentata dal pubblico ministero Alberto Santacatterina, aveva chiesto una condanna a un anno di reclusione per turbativa della procedura di gara e per un ipotesi di falso, reati questi contestati in aggiunta agli altri solo nel bel mezzo del processo.

Stando alle indagini, con tre determine l’ex dirigente avrebbe dichiarato il falso: con la prima (la n.257 del 3 luglio 2015) si attestava che gli interventi fossero “imprevedibili, urgenti ed indifferibili”, quando in realtà dai risultati delle prove sulla staticità dell’edificio, commissionati dallo stesso ufficio di Cavallo alla società “Geoprove” e noti già dal 2004, non sarebbe emerso alcun carattere d’urgenza.

Questa attestazione, insieme all’indicazione di spesa, per una cifra inferiore a 40mila euro, consentì al Comune di procedere all’affidamento diretto dei lavori, quindi senza l’obbligo di indire un bando di gara. Per l’accusa, però, il costo reale (che secondo il preventivo ricevuto da un’altra impresa specializzata si aggirerebbe sui 64mila euro) sarebbe stato frazionato.

Sin dall’inizio dell’inchiesta la difesa, sostenuta dai legali Luigi Corvaglia e Antonio Quinto, ha cercato di dimostrare che l’iter fu invece del tutto regolare, perché quegli interventi erano urgenti e quindi si seguì la procedura negoziata (che non comporta una soglia economica).

Facevano parte della difesa anche gli avvocati Giovanni Bellisario (per Maruccia) e Simone Viva (per Toma).

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