Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

L’imam di Lecce: “Chi non ha partecipato alla messa non è un cattivo musulmano”

La guida spirituale dei 22mila fedeli presenti nel Tacco ha spiegato le ragioni del suo "no" alla celebrazione del rito con i cristiani che si è tenuta in tutta Europa. "Qui integrazione riuscita, nel Salento non passa mese senza che qualcuno si converta"

La messa celebrata ieri in diverse cità in ricordo di padre Hamel (Foto da Today)

LECCE – Bando al manicheismo: l’aver o non aver partecipato alle cerimonie religiose cattoliche, in segno di lutto universale per l’assassinio di padre Jacque Hamel a Rouen (sgozzato nella chiesa di di Saint-Étienne-du-Rouvray da due assalitori che hanno preso in ostaggio altri fedeli), non pregiudica né la fede, né la predisposizione a incontro e dialogo. Non è bene e non è male. E’ ciò che pensa, seppur in sintesi, l’imam della comunità musulmana del Salento, Saifeddine Maaroufi. La guida spirituale di circa 22mila fedeli su tutto il Tacco, dei quali 7mila soltanto nella città di Lecce, ha dichiarato sin dai primi istanti che non avrebbe partecipato alla messa celebrata in più città di Italia. Ma mette in guardia dai pericoli in cui si imbatte quando si assumono toni e pigli giudicanti: “Evitiamo di dividere la comunità tra buoni e cattivi. L’aver scelto se aderire o meno è soltanto una questione personale e di natura morale. Chi ha partecipato alla messa di ieri non è diverso da chi non ci è andato e viceversa. Io rispetto il rito religioso, ma la partecipazione non è necessariamente presenza fisica. La dimostrazione e la vicinanza per il povero padre Hamel la si manifesta ogni giorno, condividendo la complicità con i cristiani”. Il teologo tunisino non giudica, lo ribadisce più volte. E’ per la libertà. Ma dichiara che non vorrebbe mai vedere un cristiano con il testo del Corano in mano soltanto per pubblicizzare il dialogo.

Una sorta di marketing religioso, in un certo senso, al quale lui si è rifiutato di aderire.  In una città come Lecce, che conta 100mila abitanti, si può lavorare bene assieme. L’imam ne è già convinto. Tra tutti questi residenti vi sono molti cittadini di fede musulmana (principalmente di nazionalità senegalese, albanese, tunisina, marocchina e italiana)  ma è un aspetto che non desta notizia. Non se ne parla. Il motivo? Per il religioso di origini tunisine il segreto risiede in una integrazione già riuscita. Un intreccio silenzioso che non ha destato clamore.  “Abbiamo puntato sin da subito sul dialogo inter religioso con la comunità cristiana, ma anche ebrea, con la Chiesa Valdese e gli altri fedeli presenti sul territorio. Organizziamo diversi dibattiti, incontri con gli studenti nelle scuole o quelli con le suore nel Monastero delle Benedettine, quindi si convive già tutti assieme. Pacificamente. Lecce è stata lungimirante, ha preceduto diversi altri luoghi, rendendosi multiculturale e multireligiosa”. img_4678-2-2-2-2-2-2-2

Ma la convivenza e il dialogo non hanno nulla a che vedere, per l’imam, con la grande manifestazione che lui ritiene essere più che altro “un simbolo”. La spettacolarizzazione di un gesto del quale il giorno dopo, si teme, non si parlerà più. “Non giudico l’intenzione di nessuno, perché la libertà è alla base di ogni individuo”. “E se qualcuno dei fedeli che la segue avesse deciso di recarsi in chiesa assieme ai cristiani, “disobbedendo”?”. “Penserei che ha fatto bene a seguire il giardino intimo della sua interiorità”.  Per l’imam è fondamentale ritagliare, all’interno di una comunità, momenti di dibattito, ma negli spazi “neutri”. Come dire, inutile posizionarsi tutti quanti all’interno di una chiesa o di una moschea “forzando” il momento ecumenico: ognuno avrebbe il proprio credo, e che cosa si dovrebbe fare? Puntualizzare ogni tre secondi il proprio pensiero? In soldoni, questo il punto “pragmatico” della difficoltà a condividere la preghiera secondo l’imam. “Si ridurrebbe tutto a un ascolto passivo, acritico, in un caso o nell’altro. Allora tanto meglio essere presenti col cuore e con la preghiera”.

“Abdullah Cozzolino, segretario generale della Confederazione islamica italiana, ha insistito sulla necessità di dialogo. Ma perché i musulmani di Lecce non hanno aderito e quelli della comunità barese invece sì? Non potrebbero esservi strappi all’interno della stesso gruppo di fedeli di Maometto?”, gli chiediamo? Tutt’altro, – dichiara l’imam – è un esempio che dimostra come, pur essendo tutti legati dalla fratellanza, ognuno gode di libertà di scelta. Non ha una connotazione negativa, anzi. Non crediamo alla coercizione, questo è l’altro punto fermo”. “Ed eventuali incidenti diplomatici con la comunità cristiana? Quella salentina compresa”, gli chiediamo ancora. Nessun problema neppure da quel punto di vista, assicura la guida musulmana. “La condivisione con l’intera comunità leccese è quotidiana. Così come i momenti di incontro si susseguono anche con le altre moschee presenti nel Salento. Quella di Martano, per esempio, una delle comunità più corpose. Non passa mese senza che qualcuno non si converta. Abbiamo numerosi nuovi fedeli che abbracciano costantemente il nostro credo. Ma la via del dialogo e della convivenza pacifica resti la strada verso il futuro”.

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