Cronaca

Impianto di leccini contrario alle norme, ma Coldiretti chiede di salvarli

Un agricoltore di Alezio si è visto notificare l'obbligo di eradicazione delle giovani piante. Ma la varietà potrebbe essere resistente e tollerante al disseccamento rapido e per questo l'associazione di categoria ha chiesto l'intervento della Regione Puglia

Foto di archivio.

ALEZIO – Secondo le misure disposte nell’ambito del contrasto alla diffusione della Xylella fastidiosa, quell’impianto di giovani ulivi della varietà Leccino non si sarebbe potuto fare tanto che il proprietario del terreno in questione, in agro di Alezio, si è visto notificare dagli agenti del corpo forestale dello Stato l’obbligo di eradicazione.

Ma la cultivar in questione potrebbe essere tollerante e anche resistente al fenomeno del complesso del disseccamento rapido dell’ulivo, e per questo Coldiretti Lecce ha scritto al dirigente dell’assessorato regionale all’Agricoltura chiedendo che quel fondo diventi il primo campo sperimentale.

“Pur rispettando le norme comunitarie per la lotta alla Xylella ed il conseguente piano adottato dal commissario – è il commento di Coldiretti - non possiamo non restare interdetti di fronte a tale rigidità applicata in un’area ormai conclamata come infetta e dove le ristrette norme rischiano di impedire a tutti gli agricoltori salentini qualsiasi attività di impresa e volontà di investimento”.

Tra l’altro, nel “blitz” fatto nel Salento insieme al commissario europeo alla Salute il 20 luglio scorso, il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, ha accennato ai buoni risultati che starebbe dando la sperimentazione sui leccini. La sortita dell’esponente del governo ha lasciato però di sasso i rappresentanti del comitato “Voce dell’ulivo” che già il 29 maggio avevano esposto nel corso di una conferenza stampa i promettenti risultati di un monitoraggio su circa 9mila piante. Segnale che, come minimo, la comunicazione tra gli attori interessati non viaggia sempre nella direzione giusta.

Coldiretti ha assicurato al referente regionale che l’Università del Salento è disponibile ad “attivarsi con le proprie professionalità e gli strumenti di ricerca” per realizzare il campo sperimentale che potrebbe far parte del “laboratorio a cielo aperto” che lo stesso ministro Martina ha auspicato con il coinvolgimento delle istituzioni scientifiche e anche delle aziende.

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