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Il carcere di Lecce.

Il carcere di Lecce.

Impiccato in cella l'uomo che si era lanciato nel pozzo per non farsi arrestare

Il 44enne rumeno era stato fermato dai carabinieri a fine agosto a Martano, dopo aver picchiato ex convivente e figlio di lei

LECCE – Si è suicidato. Morto per impiccagione, fra la notte e le prime ore di oggi nella cella del carcere di Borgo San Nicola, a Lecce, dov’era confinato. L’hanno trovato gli agenti di polizia penitenziaria e orami non c’era più nulla da fare. E’ morto così, A.I.B., rumeno. Aveva 44 anni. In carcere era finito dopo una vicenda allo stesso tempo drammatica e rocambolesca.

Dopo aver picchiato la sua ex e il figlio di lei, il 28 agosto scorso, a Martano, si era lanciato in una cisterna vuota. Aveva sperato, in questo modo, di sfuggire  ai carabinieri, nel frattempo avvisati. Ma non solo non era riuscito a farla franca, si era anche fratturato un polso.

Era fuggito dai domiciliari

Era ai domiciliari fin da marzo, lo straniero, con l’accusa di tentata estorsione, sempre ai danni della ex convivente. Era stato accusato di aver cercato di farsi consegnare lo stipendio della donna, badante presso una coppia di anziani. Il 28 agosto, evadendo dagli arresti domiciliari, si era poi introdotto di forza in casa della malcapitata, arrivando a picchiare sia la donna, sia il figlio. Arrivati i carabinieri, si era barricato in casa con donna e bambino, per poi tentare la fuga disperata attraverso un balcone posteriore e lanciarsi in una cisterna, priva d’acqua, profondo circa 5 metri.

Ferito nella caduta, era poi stato soccorso da vigili del fuoco di Maglie, 118 e gli stessi carabinieri. Una volta medicato nell’ospedale di Scorrano, era poi stato trasferito nel carcere di Lecce con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, evasione dai domiciliari, resistenza a pubblico ufficiale e violazione di domicilio. Nelle scorse ore, l’epilogo tragico di una vita in declino. Il fascicolo sul caso è in mano al pubblico ministero Roberta Licci. 

Il Sappe: "Situazione drammatica"

Il Sappe, una delle sigle sindacali della polizia penitenziaria, ricorda che si tratta del secondo suicidio in sette mesi. E aggiunge, in una nota: “Se dovessimo conteggiare tutti gli  interventi dei poliziotti penitenziari che con coraggio e professionalità riescono a salvare  chi per motivi vari   ha deciso di volare oltre le sbarre del carcere, la lista si allungherebbe di molto”.

L’uomo era rinchiuso nel reparto R2. Verso le ore 1.30 di questa notte, circa, utilizzando il metodo  più comune e banale, una corda ricavata da un lenzuolo che ha attaccato alla grata della finestra, ha chiuso tutti i suoi conti con la vita e la giustizia.

“Purtroppo l’agente di servizio nella sezione nulla ha potuto  nonostante sia  intervenuto con prontezza e coraggio, da oggi  il detenuto in questione è entrato a far parte della fredda statistica dei suicidi in carcere che peraltro non interessa più a nessuno”, aggiunge il Sappe.

Secondo il Sappe queste tragedie hanno responsabilità precise: “L’ex ministro della giustizia  Orlando” e “l’ex capo del Dap che nei fatti hanno smantellato la sicurezza nelle carceri e l’attività di controllo e gestione dei detenuti”.

La situazione di sovraffollamento del carcere di Lecce non è una novità. Sono anni che vanno avanti le denunce. Ora, secondo dati del sindacato, è arrivato a sfiorare   il 100 per cento. Come contraltare, l’organico è in difetto di numero.

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