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Cronaca Gallipoli

Imprenditore accusato di usura punta il dito sul debitore: “Mi ha calunniato”

Disposte nuove indagini nella vicenda legata a un prestito che un ristoratore di Gallipoli avrebbe concesso nel 2013 a un 45enne in difficoltà economiche. Respinta parzialmente l’istanza di archiviazione

GALLIPOLI - Per un prestito di 12mila euro, concesso in più tranche nel 2013, A. Q., noto ristoratore 73enne di Gallipoli, si era ritrovato sul registro degli indagati per usura. Il procedimento era stato avviato in seguito alla denuncia sporta dal suo debitore, A.B., 45enne gallipolino, ma è stato poi archiviato.

Resta in piedi invece quello che vede come vittima, per calunnia, l’imprenditore. Questo ritiene di essere stato accusato ingiustamente e in modo strumentale dalla persona che aveva aiutato credendo fosse in difficoltà economiche e che così, mentendo sul suo conto all’autorità giudiziaria, si sarebbe sottratta dall’obbligo di restituire le somme ricevute.

E’ proprio questo che dovranno chiarire le indagini. A ordinare ulteriori accertamenti (da completare entro novanta giorni) è stato nei giorni scorsi il giudice Alcide Maritati che ha accolto le argomentazioni della difesa del ristoratore, rappresentata dall’avvocato Umberto Leo, respingendo la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura.

Il dato da non sottovalutare, secondo il gip, è che la querela per usura sia stata sporta proprio alla vigilia dell’udienza per discutere l’opposizione al ricorso per decreto ingiuntivo proposto dall’imprenditore che avrebbe ricevuto in garanzia dal debitore un assegno, attraverso il quale saldare il prestito, risultato però scoperto.

“Dagli atti a disposizione non è possibile accertare il preciso ammontare, la datazione delle tranche, le modalità e i tempi di concessione e, tanto meno l’avvenuta restituzione del prestito. Si tratta di elementi il cui accertamento deve essere preliminare rispetto alla valutazione della natura calunniosa della denuncia per usura, la tempistica della quale – invero- induce a sospettare la strumentalità rispetto al procedimento civile introdotto dall'imprenditore”, osserva il gip.

“Andrà quindi verificato e acquisito ogni elemento utile dal quale poter desumere, con la necessaria sicurezza, la sussistenza della consapevolezza dell’innocenza della persona accusata, e dunque, in capo all’indagato, la conseguente volontà di accusarla pur conoscendone l’innocenza. Sarà dunque necessario acquisire informazioni dalle persone indicate nell’atto di opposizione come testimoni dell’intera vicenda genetica del prestito, al fine di appurarne le condizioni e, possibilmente, anche i successivi sviluppi, così come appare necessario conoscere l’esito del procedimento civile ed accertare lo stato patrimoniale del 45enne al momento della richiesta del prestito, per valutare il suo effettivo stato di difficoltà economica”: queste le indicazioni del giudice.

Nel procedimento, oltre al reato di calunnia, era ipotizzato anche quello di truffa, ma rispetto a quest’ultimo è stata disposta l’archiviazione poiché il caso in esame difetta di tutti gli elementi previsti per questo tipo di reato.

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