Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Imprenditore salentino nei guai: finanza recupera mezzo milione di euro

Un 54enne di Supersano, condannato a 4 anni di reclusione, si è visto confiscare beni immobili. Aveva truffato lo Stato per ottenere finanziamenti pubblici

LECCE – Beni per oltre mezzo milione di euro: è il risultato dell’operazione messa in atto dalla guardia di finanza di Maglie che ha sequestrato parte del patrimonio immobile di un imprenditore di Supersano.

Il 54enne Martino Congedi è accusato di truffa allo Stato finalizzata ad ottenere finanziamenti pubblici di derivazione nazionale e comunitaria. Le fiamme gialle leccesi gli hanno così confiscato due appartamenti, un ufficio, un’autorimessa e un opificio industriale, con terreno di pertinenza.

È questo l’epilogo di una complessa indagine dei finanzieri di Maglie nei confronti dell’imprenditore, rampollo di famiglia succeduto al padre agli inizi degli anni Ottanta, che per molto tempo ha operato nel settore della realizzazione di reti fognarie e idriche per conto dell’Acquedotto pugliese e nella costruzione di strade nel Sud del Salento.

Agli inizi degli anni Duemila, grazie agli incentivi per le aree depresse previsti dal 18esimo bando del “settore industria”, bando speciale ambiente della legge 488 del 1992, ha avanzato al Mise istanza di finanziamento per un impianto di frantumazione e recupero di materiali provenienti da demolizione e scavi, ufficialmente funzionante ma, di fatto, mai ultimato.

Il finanziamento di un milione di euro, che era stato inizialmente richiesto da una ditta intestata all’imprenditore, venne poi trasferito a una seconda impresa. Questa società capitali, amministrata dall’interessato, nel presentare la richiesta di erogazione delle due tranches di contributo a stato di avanzamento lavori, ha rendicontato tra i costi anche fatture relative a operazioni inesistenti.  Fatture emesse, peraltro, da aziende compiacenti o riconducibili allo stesso imprenditore.

Le operazioni della finanza, nel 2009, hanno permesso di bloccare l’erogazione della seconda tranche del finanziamento approvato dal ministero dello Sviluppo economico e, contestualmente, di sottoporre a sequestro preventivo beni immobili per 500 mila euro; valore equivalente all’importo che l’imprenditore aveva già incassato nell’agosto del 2006.

Per l’imprenditore sono quindi scattate le manette: all’esito dei tre gradi di giudizio, infatti, è stato condannato a 4 anni di reclusione - oltre alle pene accessorie - con la conseguente confisca dei beni immobili che saranno definitivamente acquisiti al patrimonio dello Stato, in esecuzione della sentenza della Corte d’appello di Lecce. L'arresto fu eseguito ad aprile dai carabinieri della stazione di Ruffano.

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