Imprenditore stroncato da un infarto, depositata una consulenza della famiglia

L'udienza preliminare vede imputate due dottoresse dell'ospedale di Scorrano. I famigliari si sono costituiti parte civile

LECCE – E’ tornata in aula l’udienza preliminare nata dall’inchiesta sulla morte del noto imprenditore Giuseppe Mascello, 54 anni, di Castrignano dei Greci (proprietario del “Blubay” di Castro, del “Ciak-Ice” di Castrignano de’ Greci, del “Bahia” di Otranto), avvenuta il 13 maggio del 2015, mentre allestiva il “Lido dei pini”, una delle strutture turistiche di sua proprietà, sulla spiaggia dei Laghi Alimini a Otranto.

Il legale della famiglia dell’imprenditore, l’avvocato Francesca Conte, ha depositato una consulenza tecnica redatta dal medico legale Francesco Faggiano e da uno specialista in cardiochirurgia, in cui si evidenziano presunte responsabilità a carico del personale medico. Nella prossima udienza, fissata a maggio, il gup potrebbe disporre una consulenza tecnica.

Il pubblico ministero Francesca Miglietta, infatti, ha chiesto il rinvio a giudizio di due dottoresse dell'ospedale di Scorrano, dove l'imprenditore arrivò la sera prima del decesso, con forti dolori al petto e difficoltà respiratorie. Si tratta di G.V., 53 anni, di Spongano, in servizio al pronto soccorso, e della cardiologa O.D.D., 64, di Maglie che, secondo l’ipotesi accusatoria, non valutarono adeguatamente i sintomi di un infarto del miocardio in corso e non informarono in modo opportuno il paziente delle patologie cardiache di cui poteva essere affetto e dei rischi che correva rifiutando di sottoporsi ad approfondimenti diagnostici. Secondo l’accusa non fu eseguito alcun esame diagnostico che avrebbe consentito di accertare la sindrome coronarica acuta e di intervenire tempestivamente.

Le imputate, assistite dall'avvocato Dimitry Conte, hanno sempre respinto le accuse, affermando “di aver insistito in maniera forte e decisa per cercare di convincere il paziente a ricoverarsi, sino ad avere una forte discussione anche con il familiare che lo accompagnava. La risposta fu che il signor Mascello era impegnato per questioni lavorative e non poteva restare in ospedale”.

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I famigliari di Mascello si sono costituiti parte civile, avanzando una richiesta di risarcimento di oltre un milione di euro. L’avvocato Francesca Conte ha anche chiesto e ottenuto di citare come responsabile civile l’Asl di Lecce. 

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