Sabato, 12 Giugno 2021
Cronaca

Final blow, dieci imputati sporgono denuncia contro le società delle intercettazioni

Coinvolti nel processo scaturito dopo la maxi operazione del febbraio del 2020 della squadra mobile, hanno denunciato tecnici e funzionari delle due aziende lombarde: Lutech e Rcs

Foto di repertorio.

LECCE – Nel capoluogo salentino un nuovo caso “Luca Palamara”. Una decina di imputati coinvolti nel processo “Final blow” sporge denuncia nei confronti di tecnici e funzionari di due note società lombarde, operanti nel settore delle intercettazioni e che collaborano con diverse procure d’Italia, fra cui Lecce. Si tratta di alcuni dei destinatari delle 72 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip Simona Panzera  nel febbraio del 2020, poi eseguite dalla squadra mobile nell'ambito di una complessa indagine che portò a scoprire un giro di affari illeciti tramite spaccio di droga, bische clandestine e persino coi concerti, ricorrendo a minacce  e ingerenze nella pubblica amministrazione.

Nello specifico, difesi dagli avvocati Alessandro Stomeo, Pantaleo Cannoletta, Ladislao Massari e Slvio Verri, gli imputati (quelli direttamente coinvolti nelle intercettazioni poi finite sulla scrivania della magistratura inquirente) hanno denunciato la Lutech di Cologno Monzese e la Rcs, con sede nel capoluogo lombardo, per presunte irregolarità nella registrazione delle intercettazioni telematiche disposte dalla Direzione distrettuale antimafia salentina I legali degli imputati che hanno sottoscritto la denuncia si appellano a una presunta, mancata genuinità della prova, riesumando dalla storia giudiziaria il noto “caso Luca Palamara”, ex consigliere del Consiglio superiore della magistratura ed ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati coinvolto in uno scandalo.

ll parallelismo tra la vicenda leccese e quella che riguardò, nel 2019, l'ex magistrato (successivamente radiato) accusato di corruzione dalla Procura di Perugia ha a che fare con il “percorso” seguito delle intercettazioni. Si sostiene che, così come accaduto nel noto procedimento a carico di Luca Palamara, i file audio captati anziché transitare direttamente dai telefoni bersaglio al server della Procura, sarebbero stati deviati su dei server intermedi. Nel caso del processo al giudice Palamara, tramite l’esame dibattimentale del perito di un altro magistrato coinvolto nell’inchiesta, si arrivò per puro caso a identificare un indirizzo Ip utilizzato dalla società Rcs e collegato ad altri server che, appunto, erano esterni alla procura. Una simile tecnica di captazione sarebbe utilizzata anche dalla Lutech.  Ora i legali degli imputati salentini vogliono vederci chiaro e verificare, tramite le perizie, se quell’itinerario “intermedio” possa inficiare l’utilizzabilità dei file stessi e dove si trovino quegli altri server esterni alla procura.

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