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Imputato per calunnia e diffamazione, assolto ex presidente dell’Ordine dei medici

Cadute tutte le accuse nel processo a Luigi Pepe. La vicenda riguardava l’iscrizione di un collega nell’Albo di Bologna, dopo la sua radiazione a Lecce disposta per una sentenza di condanna irrevocabile che contemplava anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici

LECCE - Accusato di aver calunniato e diffamato un medico e l’ex presidente dell’Ordine dei medici di Bologna Giancarlo Pizza, era finito al banco degli imputati, ma il processo si è concluso con un’assoluzione con formula piena nei riguardi di Luigi Pepe, già presidente dell’Ordine dei medici di Lecce.

A emettere il verdetto è stato questa mattina il giudice Mirko Stifano della prima sezione penale del Tribunale di Bologna, secondo il quale il fatto “non costituisce reato”.

La vicenda riguardava l’iscrizione di un “camice bianco” salentino all’Albo della città emiliana, dopo la sua radiazione disposta in seguito a una sentenza di condanna divenuta irrevocabile e che, seppur già scontata, contemplava anche la pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

Secondo l’Ordine leccese, l’iscrizione sarebbe stata illegittima, tanto che lo stesso aveva precedentemente respinto la domanda del sanitario di essere reintegrato non essendo stata ancora disposta la riabilitazione da parte del Tribunale di Sorveglianza, con decisione confermata da tre diversi organi giurisdizionali (civili e amministrativi). In seguito, la stessa istanza era stata avanzata e accolta a Bari, ma l’iscrizione sarebbe stata dichiarata subito dopo nulla proprio per irregolarità nella domanda d’accesso.

Così, una volta accertato che il medico fosse riuscito a reinserirsi a Bologna, su sollecitazione di altri colleghi, l’Ordine di Lecce si impegnò a far luce sulla vicenda: fu presentato un esposto, tramite il suo presidente, ai carabinieri del posto, al quale però seguì, nel febbraio del 2013, la denuncia della controparte.

All’inizio del processo, i difensori dell’imputato, gli avvocati Vanessa Pepe e Fabio Ruberto, avevano rilevato preliminarmente l’erronea contestazione di calunnia e diffamazione relativamente allo stesso fatto, in quanto il primo reato assorbe il secondo.

Quanto alla decisione del giudice che, alla fine, ha emesso un verdetto di non colpevolezza, in linea alla stessa pubblica accusa, le motivazioni saranno rese note entro novanta giorni.

Ma, secondo la difesa sarebbero diverse le ragioni dell’assoluzione: il fatto che Pepe agì su mandato unanime del Consiglio dell’Ordine che all’epoca presiedeva; le emergenze dibattimentali avrebbero dimostrato come lo stesso non fosse a conoscenza del contenuto della domanda di iscrizione all’Albo del collega, con conseguente insussistenza dell’elemento psicologico del reato contestato; e ancora, la domanda di iscrizione si sarebbe rivelata, nel corso del dibattimento, durante il quale è stato ascoltato lo stesso presidente dell’Ordine di Bologna, omissiva riguardo alla pena accessoria dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

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