In carcere da mesi per un sequestro di persona, colpo di scena: “Non era lui”

Svolta nel processo sul pestaggio e sul sequestro di due uomini accusati di un furto a Carmiano. Una delle vittime nega la presenza di Ivan Petrelli. C’è il sospetto sia stato scambiato col fratello

LECCE - Colpo di scena nel processo agli imputati accusati di aver picchiato e sequestrato due uomini, ai quali veniva attribuito il furto nell’abitazione del padre di uno di questi, e di aver ordinato la consegna di 8mila euro in contanti come risarcimento. Quella sera del 10 settembre scorso, non sarebbe stato presente Ivan Petrelli, 41enne di Carmiano, che per questa vicenda è dietro le sbarre dal 16 ottobre, quando i carabinieri della tenenza di Copertino e della compagnia di Gallipoli, coordinati dal pubblico ministero Paola Guglielmi, chiusero il cerchio sul gruppo con l’operazione “I soliti sospetti” (dal nome del celebre film). Oggi una delle tre persone offese lo ha riconosciuto, indicandolo però con un nome differente, mentre le altre due hanno escluso la sua presenza.

Solo oggi davanti ai giudici, in un’aula gremita di gente, lo stesso imputato ha parlato per la prima volta (durante l’interrogatorio di garanzia si era avvalso della facoltà di non rispondere) per affermare che lui non c’entra niente. Alla luce di queste affermazioni, gli avvocati difensori Paolo Spalluto e Arturo Balzani, hanno annunciato che depositeranno un’istanza per chiedere la revoca della misura cautelare.

I dubbi sulla responsabilità di Petrelli erano emersi già nella precedente udienza, quando gli altri imputati avevano rilasciato dichiarazioni spontanee per scagionare l’amico, sollevando il sospetto che ad essere presente quella sera ci fosse il fratello Mimmo. Sul punto, una delle presunte vittime oggi ha riferito di aver incrociato quest’ultimo per strada ma che comunque non avrebbe mosso un dito contro di lui.

Per l’accusa, avrebbero invece partecipato alla spedizione punitiva Cristian Quarta, 27enne di Carmiano, Marco Paladini, 32enne di Carmiano, Stefano Gabellone, 42enne di Monteroni di Lecce, Eupremio Lauretti, 44enne di Carmiano, e Gianfranco Quarta, 42enne di Carmiano.

I reati di cui rispondono dinanzi alla Corte d’Assise (composta dal presidente Pietro Baffa, dalla collega Francesca Mariano e dai giudici popolari) sono lesioni e sequestro di persona ai fini di estorsione. Ed è soprattutto quest’ultima accusa che gli imputati stanno cercando di smontare attraverso i loro difensori (gli avvocati Luigi e Roberto Rella, Cosimo D’Agostino, Ladislao Massari, Mirko De Luca, Giovanni Erroi), perché non si sarebbe trattato di una richiesta estorsiva, ma della proposta (quella di 8mila euro) avanzata dalle stesse vittime – nei confronti delle quali sono in corso indagini proprio per quel furto - come corrispettivo del maltolto.

Secondo le indagini, la coppia di amici sarebbe stata costretta con la forza a salire in auto e, condotta in una campagna di Salice, picchiata nuovamente. Durante il tragitto, uno dei due uomini si trovava nel bagagliaio, ma lo stesso oggi davanti ai giudici ha chiarito che si trattava di una scelta dovuta alla mancanza di posti e che l’assenza di cappelliera gli consentiva comunque di comunicare con gli altri.

In aula, si ritornerà l’11 aprile.

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